Perfect sense - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.23/5

Perfect Sense

RANKING
152° su 2562 in Generale
11° su 241 in Sentimentale
20111 h 32 min
Trama

Una Glasgow dagli scenari apocalittici, con un’epidemia si diffonde in larga parte nel mondo. Spariscono i sensi dall’uomo, va in confusione la vita. Svanisce per primo l’olfatto, poi il gusto, quindi l’udito, infine la vista. L’epidemiologa Susan e lo chef Michael tentano di vivere una storia d’amore fra gli interstizi delle loro lenzuola, destinate alle inevitabili macchie dal lacerante dolore del morbo nel mondo. Non vi è una spiegazione logica per quel che riguarda la sparizione dei sensi: spariscono a seguito di una crisi personale, intima, e accade poco dopo la comparsa del sentimento dell’ira, padrina di una violenza catastroficamente insensata.

Metadata
Regista David Mackenzie
Titolo originale Perfect Sense
Data di uscita 23 Settembre 2020
Durata 1 h 32 min
Attori
Cast: Ewan McGregor, Eva Green, Ewen Bremner, Stephen Dillane, Denis Lawson, James Watson, Richard Mack, Shabana Akhtar Bakhsh, Liz Strange, Caroline Paterson, Malcolm Shields, Adam Smith, Connie Nielsen, Alastair Mackenzie
Trailer

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Perfect sense

I sensi se ne vanno. L’amore resta. Questo sembra essere l’assunto del film “Perfect sense” del regista britannico David Mackenzie, sceneggiato da Kim Fupz Aakeson, che ci mostra la catastrofe disumana da una prospettiva insolita, partendo dal frastuono generale, capitale, per arrivare poi all’assordante silenzio dell’umana, paurosa desolazione della Terra. Ewan McGregor (Michael) ed Eva Green (Susan), convincenti nella loro performance, si trovano all’istante, e come figli di una pietas che li contraddistingue si mettono a nudo, perché là fuori ogni cosa ha perso il proprio rivestimento, quel rassicurante riparo dai rimasugli della dispersiva confusione che tutto accoglie e nulla abbandona.

E così il film stesso si abbandona al caos e si apre all’attesa insopportabile di una sciagura invisibile e incontrollabile. Mackenzie ne mostra gli effetti senza dar loro costituzione. Fa brancolare nel buio del giorno gli ormai derelitti. Sembra nutrirli, ma li scarnifica di tutto, alternando sapientemente ritmo e follia, con immagini forti e montaggio incombente fino all’oppressione, alla calma e alla sovrana inquietudine dell’oblio dei sensi. Sembra mancare il tatto all’appello, anche se le immagini costruite da Mackenzie reclamano assistenza tattile, sgranano sui momenti topici e vibrano di solitudini cieche e invisibilmente devastanti. Fintanto che vale la pena sopravvivere alla calamità che incombe in ogni dove, i sensi predominano nelle sessualità della coppia, in grado ancora di abbandonarsi volenterosamente alle ultime, palpitanti esplorazioni di corpi pronti lì per essere abbattuti come cani che mordono le proprie carni, le interiora della follia degli altri che diverrà anche la loro.

Pur nella sua estrema cupezza, il film racconta il definitivo delirio del mondo in maniera vitale e si apre alla luce nella parte finale, quando il ritrovarsi della coppia è anche un non ritrovarsi (quanto di più lontano dai catastrofismi sguaiati dei polpettoni alla Roland Emmerich). David Mackenzie s’intromette sottopelle, disagiando alla base. Percuote, scuote e respira. Lascia respirare. Tende i nervi già esplosi. Il suo film dà l’impressione di un balletto nei solchi della morte dell’atmosfera. E se l’ultimo spazio saturo d’aria da respirare è il bacio, avvolto nella parte interna di un abbraccio, allora una lacrima nell’altrui lacrima e un sospiro dentro al respiro di ambedue non possono far altro che sospendere la fine. E non avere mai fine.

Voto dell’autore:4.4 / 5

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