Piangerò domani - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

Piangerò domani

RANKING
1376° su 2562 in Generale
30° su 54 in Biografico
19551 h 57 min
Trama

Privata di un'infanzia normale dalla sua ambiziosa madre Katie, Lillian Roth diventa già prima dei vent'anni una star famosa di Broadway e Hollywood. Poco prima del matrimonio il suo amore d'infanzia David muore e Lillian inizierà ad alleviare le sue pene con l'alcol. Tra un matrimonio e un altro, e dopo un tentativo di suicidio fallito, arriva in suo aiuto Burt McGuire, ex alcolista che l'aiuterà a ritrovare la strada per la felicità dopo 16 anni da incubo.

Metadata
Regista Daniel Mann
Titolo originale I'll Cry Tomorrow
Data di uscita 19 Agosto 2019
Durata 1 h 57 min
Attori
Cast: Susan Hayward, Richard Conte, Eddie Albert, Jo Van Fleet, Don Taylor, Ray Danton, Margo, Virginia Gregg, Don Barry, David Kasday, Carole Ann Campbell, Peter Leeds, Tol Avery, Timothy Carey
Trailer

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Piangerò domani

CG Entertainment distribuisce in edizione Dvd “Piangerò domani”, intenso melodramma del 1955 diretto da Daniel Mann, in una versione arricchita con un paio di scene tagliate dal montaggio originale. Il film racconta la vita di Lillian Roth, attrice e cantante realmente esistita che calcò le scene statunitensi fin da bambina nei primi decenni del Novecento, e del suo periodo buio iniziato a cavallo tra gli anni ’30 e ’40, persa tra i fumi dell’alcol e di una vita dimessa e dissoluta. Che l’opera non abbia intenzione di lesinare su drammi e sofferenze, e di farli percepire in modo diretto (sebbene piuttosto carico e ben marcato) al suo pubblico, ce lo fa capire fin da subito: le lacrime non compaiono solo in modo figurativo dal cartello del titolo, ma solcano il viso della piccola Lillian dopo appena due minuti di film, quando la madre Katie (Jo Van Fleet) la rimprovera di non aver fatto come le aveva raccomandato durante un provino per uno spettacolo a cui le due si erano presentate mosse da eccessiva speranza. In questo esordio veloce e spiazzante non solo si intuisce il futuro straziante della bambina e, inevitabilmente, di sua madre, ma si palesano sia i contenuti del film, annessi in modo stretto al rapporto tra le due donne, sia il tono che l’opera intende assumere.

Se infatti l’idea di una madre che cerca in tutti i modi un futuro glorioso per la propria figlia si avvicina al capolavoro “Bellissima” di Luchino Visconti, “Piangerò domani” ha alla sua base e nelle sue pieghe narrative e nella cifra stilistica di Mann la struttura canonica del melodramma. Ed è soprattutto l’interpretazione sontuosa, magnetica e accentrante di Susan Hayward a richiamarne il senso e l’intenzione, perché costantemente tenuta in un tono di volume sopra al normale e in una pantomima sopra le righe: la gioia e il sorriso di Lillian, portati sul palcoscenico, si scontrano con i pianti e gli strazi del dietro le quinte, della vita reale. Una vita che le ha tolto David Tredman, amico d’infanzia, suo unico vero amore, e unica prospettiva per una vita “normale” di moglie e madre. Soprattutto nei confronti accesi con la madre la scena si carica di dramma e tensione palpabili, che la rendono indiscutibilmente forte e coinvolgente; quando poi la madre abbandona la figlia al suo destino e alle sue responsabilità, questa perde la bussola del buon senso in modo definitivo, si dà alla libertà più estrema e, tra un matrimonio e l’altro, lega la sua esistenza alla “bottiglia”, dalla quale farà fatica a staccarsi, nonostante i numerosi tentativi. La libertà acquisita è rappresentata sul piano narrativo dall’introduzione della voce fuori campo della protagonista, intenta a raccontarci la vicenda da lì in avanti.

E il film, seppur restando dentro i sicuri codici del melodramma, assume in modo sempre più netto la parvenza del racconto “da storia vera”, del biopic: questo, oltre a trasfigurarne l’aspetto, lo investe di una carica emotiva e un trasporto empatico diversi, più fattivi, perciò intensi. Ma la parabola di un’ubriaca “sofisticata”, come suole definirsi la protagonista, non si innerva di una forza visiva o linguistica, e il film nella sua parte centrale procede passivamente e per inerzia, faticando a mantenere inventiva e ritmo e accontentandosi di quella forza che la persona reale (la biografia drammatica) necessariamente gli conferisce. Le situazioni ridondanti di Lillian, in cui a picchi di felicità apparente seguono cadute profonde di angoscia, sostenute con autorevolezza dalla Hayward, giungono quindi al loro culmine nel tentativo di suicidio non riuscito, e alla decisione conseguente di affidarsi agli “alcolisti anonimi”. Ecco allora che nello splendido primo piano finale, oltre che riscoprire la potenza sintattica e semantica del linguaggio cinematografico con una semplice inquadratura, vediamo per la prima volta la vera Lillian Roth: non la diva creata dalla madre come specchio per potersi guardare, né l’alcolizzata voluta da lei stessa, ma la donna nuova, libera, amante e amata, e testimone del dramma che l’ha cambiata. Se Rossella O’Hara in “Via col vento” proclamava “domani è un altro giorno”, Lillian Roth può dire ora, in modo altrettanto convinto, “piangerò domani”.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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