Professore per amore - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

Professore per amore

RANKING
1376° su 2562 in Generale
196° su 453 in Commedia
20141 h 47 min
Trama

Nel 1998 lo sceneggiatore Keith Michaels era all'apice della fama: autore di un film di successo che gli era valso l'Oscar, una bellissima moglie, un figlio, un grande senso dell'umorismo e un fascino tutto British. Quindici anni dopo Keith, sulla soglia dei 50, non scrive da tempo, è divorziato e sull'orlo del lastrico, e si trasferisce in un'università fuori New York, a Binghamton, per tenere un corso di sceneggiatura. L'idea di lasciare la città non lo alletta per nulla, ma l'uomo spera di tirar su un po' di soldi e riacquistare un po' di autostima, magari seducendo qualche studentessa. Mai e poi mai avrebbe immaginato di incontrare una donna che avrebbe cambiato la sua vita e, soprattutto, di appassionarsi così tanto all'insegnamento.

Metadata
Regista Marc Lawrence
Titolo originale The Rewrite
Data di uscita 27 Agosto 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 47 min
Attori
Cast: Marisa Tomei, Allison Janney, Hugh Grant, J.K. Simmons, Bella Heathcote, Annie Q., Chris Elliott, Aja Naomi King, Caroline Aaron, Maggie Geha, Nicole Patrick, Jason Antoon, Andrew Keenan-Bolger, Frank Harts, Olivia Luccardi
Trailer
Professore per amore

Con “Professore per amore” non ci allontaniamo molto dallo stile e dall’impostazione delle commedie dello sceneggiatore e regista Marc Lawrence, di cui sono riconoscibili vari “marchi di fabbrica”: caratteristiche comuni ai titoli della sua filmografia, ma talvolta anche a certa commedia di stampo americano e post-anni 2000. Come in “Miss FBI” (di cui è sceneggiatore) e in “Two weeks notice” (dove firma anche la regia), due dei suoi maggiori successi, in cui i protagonisti sono persone che non riescono nella loro vita attuale, che vivono di rimpianti o nel ricordo di un amore finito, e che mettono in atto un cambiamento spesso non desiderato, ma che risulterà a conti fatti vincente, anche in “Professore per amore” troviamo tale Keith, uno sceneggiatore che, come nella più classica delle trame sugli scrittori, è in crisi di idee e ha già raggiunto e superato l’apice della sua carriera, trovandosi in un presente avaro di soddisfazioni e pieno di ricordi. Fare il professore in un corso di sceneggiatura all’università è il futuro che gli si prospetta: insegnare è una professione che lui stesso aborra e che lo costringe a spostarsi (lo spostamento è un’altra caratteristica importante di questo tipo di commedie, indice di cambiamento) dalla bellissima Los Angeles alla piccola e sconosciuta Binghamton, cioè dal caldo al freddo e alla pioggia, dal centro per eccellenza del cinema alla “fine della civiltà”, come presto la battezzerà lui stesso.

In questo caso il protagonista è interpretato da Hugh Grant, già “physique du rôle” di molte commedie degli anni ’90, con il quale Lawrence, proprio come già accaduto con Sandra Bullock, ha instaurato un importante sodalizio lavorativo: lo troviamo, oltre al già citato “Two weeks notice” (punto d’incontro di entrambi), in “Scrivimi una canzone” (2007) e in “Che fine hanno fatto i Morgan?” (2009). Se nel film del 2007 il cuore pulsante della vicenda era il mondo della musica, qui l’incursione avviene nel cinema, e ciò dà modo a Lawrence di scrivere un racconto consapevole e perciò fresco, scandito da sottile autoironia e da interessanti punti di vista sul ruolo dello sceneggiatore e del cinema tutto, se non proprio dell’arte, come fonte di unione, di intenzioni e trasmissione di sapere. Emerge, giusto per fare un esempio, anche un’ammiccante critica al cinema moderno, che pretende eroine “cazzute” che le danno a destra e a manca, alludendo a tutti i prodotti “Hunger Games” e derivati. Keith di fatto è un personaggio che si costruisce su un impianto da sceneggiatura: per le sue movenze, per il suo fascino misterioso, per il suo fare stravagante con gli studenti, per il suo essere inglese in America, cosicché le sue costanti battute non vengano capite o siano male interpretate.

Non esce da questo schema neanche quando, raramente, parla di sé, del suo passato, e della sua famiglia, di una moglie che l’ha abbandonato per il regista di “Paradiso sbagliato”, ironia del caso il suo più grande successo come sceneggiatore, che gli è valso anche l’Oscar, e un figlio che non gli parla da più di un anno: racconta sottoforma di narrazione cinematografica, come fosse uno script. Intorno a lui gravitano numerosi personaggi, tutti appartenenti a certe icone da commedia: la donna separata dagli occhi dolci, che lo scruta indagandolo nel profondo e non soffermandosi alla sua scontrosa superficie; il preside della scuola, apparentemente uomo tutto di un pezzo, ma che non riesce a non piangere prima di 25 secondi quando parla delle sue figlie: e fa specie vedere J.K Simmons in questo ruolo, dopo averlo impresso nella nostra memoria per quel professore rigido ed intransigente, se non spietato, di “Whiplash”. C’è la professoressa frustrata e inflessibile, che cerca di colpire e “distruggere” non tanto in nome di un’etica, ma per il gusto di farlo: spigoli che il neo assunto Keith, logicamente, riuscirà a smussare, in uno dei rapporti più interessanti del film. Poi ci sono gli studenti: il nerd invasato di “Star Wars”, la figlia trascurata dal padre che va alla ricerca di altri “adulti” per compensare questo vuoto, la disfattista e il secchione di turno, con il quale Keith intreccerà un altro significativo legame.

Attraverso questi personaggi la commedia si muove tra cultura passata e moderna, prendendo in prestito da Jane Austen o William Shakespeare, “Star Wars” o “L’attimo fuggente”. Seppure gli ingranaggi della trama avrebbero necessitato di un ritmo forse più spigliato, in linea con la freschezza spesso ben percepibile dello script, questo “Professore per amore” riesce a porre l’accento sull’importanza e la bellezza dell’insegnamento, che non vive di secondi fini, ma solo della logica umana della condivisione, e non dell’egoismo: la sceneggiatura del “secchione” sarà acquistata ad Hollywood e Keith lascerà i pieni meriti al suo studente. Seppur classico nella sua evoluzione e prevedibile nel lieto fine, con l’inverno che lascia spazio al sole e ad una nuova primavera, a rappresentare metaforicamente la riabilitazione del protagonista da personaggio imperfetto ed incompleto dell’inizio, il film di Lawrence, parlando di “come si scrivono sceneggiature”, convince appunto per la realizzazione narrativa, per lo humour mai banale o scontato e per l’intelligenza nel gestire certe questioni narrative: la criticità rappresentata dal rapporto con il figlio non è ridondante né pesante, e si risolve con il colpo di coda di quel passato più importante, che ora, nel nuovo presente, può trovare finalmente uno spazio suo.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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