Qualcosa nell'aria - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.75/5

Qualcosa nell'aria

RANKING
917° su 2562 in Generale
368° su 732 in Drammatico
20122 h 02 min
Trama

Parigi, primi anni ’70. Gilles è un liceale che, assieme ai suoi coetanei, sperimenta le prime contraddizioni interne all’impegno politico nei collettivi. Desideroso di trovare un percorso individuale nell’arte come nella vita si innamora di Laure, che invece lo lascia per seguire una strada più estrema e scompaginata. Quando Gilles si trasferisce in Italia con Christine, la sua nuova ragazza, nel tentativo di sfuggire all’indagine sul ferimento grave di un vigilante, si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Qui il giovane comincerà a capire di volersi distaccare definitivamente dal mondo che già conosce, per abbracciare piuttosto una carriera vera nel cinema.

Metadata
Regista Olivier Assayas
Titolo originale Après mai
Data di uscita 17 Gennaio 2013
Nazione Francia
Durata 2 h 02 min
Attori
Cast: Clément Métayer, Lola Créton, Felix Armand, Carole Combes, India Menuez, Hugo Conzelmann, Mathias Renou, Léa Rougeron, Martin Loizillon, André Marcon, Simon-Pierre Boireau, Laurent Ramacciotti, Philippe Paimblanc, Alain Gluckstein, Jean-François Ragot, Lionel Dray, Guillaume Saurrel, Jeanne Candel, Adrien Lamande, Paul Spera, Dolores Chaplin, Johnny Flynn, Félix de Givry, Jean Garreau, Louise Chennevière, Manuel Mazaudier, Maxime Jullia, Sylvain Jacques
Trailer
Qualcosa nell'aria

Presentato in concorso alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto il premio per la miglior sceneggiatura, “Qualcosa nell’aria” è un piccolo gioiellino di scuola francese, nel quale si respira la malinconia tipica di un periodo storico attraversato da vivacità culturale e tristezza politica allo stesso tempo. Ma prima di parlare del film, ritratto epocale e altresì autobiografico del suo autore, è bene introdurre brevemente la figura di Olivier Assayas, che lo scrive e dirige. Cineasta dalla forma cinematografica sperimentale e dalla narrazione intimista, difatti, Assayas sviluppa una passione lungimirante per la settima arte sin da quand’è giovanissimo, una passione inevitabilmente tramandatagli dal padre, a sua volta sceneggiatore. Appassionato pure di musica rock, di cui scrive per una rubrica di musica negli anni ’80, il regista non poteva non ambientare la sua ultima fatica in quel tempo in cui il rock ‘n’ roll era ancora l’unico genere di musica socialmente accettabile.

Certo, Assayas ha qui il demerito di arrivare un pochino in ritardo sui tempi, ambientando la sua pellicola sullo sfondo già impostato da registi veterani quali Bernardo Bertolucci (“The dreamers”) e Philippe Garrel (“Gli amanti regolari”). Però il suo, a starci attenti, non è affatto l’ennesimo ritratto di un’altra generazione appartenente alle contestazioni giovanili: è piuttosto quello, appositamente intriso di una certa dose di mitologia familiare, di un ragazzo che riesce a distaccarsi dalla massa (ignorante e modaiola) e a ragionare con la propria testa. La bellezza visiva con cui Assayas (si) racconta ha pertanto la capacità di adattare l’arco narrativo sino a estenderlo ai nostri tempi, ricostruendo il quotidiano di ieri come fosse quello di oggi, con i ragazzi che in quella come in questa generazione non sanno che farsene di tutta la loro indomabile giovinezza, e continuano a rincorrere, nel frattempo, ideali estremi: giusti a piccole dosi ma eternamente sbagliati a distanza di anni. E così è. Quell’apparente, arrendevole difetto di saggezza che appare animare la decisione di Gilles di andare avanti a modo proprio, quasi fregandosene del contesto social-politico che lo accompagna, cela invero in sé il sentimentalismo di un giovane che vuole crescere abbastanza in fretta da poter agire dall’interno; non più giocando alla battaglia persa degli adolescenti idealisti, bensì lavorando a quella degli adulti sognatori, che vendendo bene la loro arte possono finalmente smuovere le cose.

In tal contesto, il paragone con l’altrettanto recente pellicola firmata da Mia Hansen-Løve, “Un amore di gioventù”, risulta inevitabile: non solo per la compresenza della meravigliosa attrice Lola Créton, probabile fonte di enorme ispirazione per entrambi i film, ma anche per la caratterizzazione volutamente intimista di questi ultimi, che non ostentano quasi mai una fastidiosa autoreferenzialità e tuttavia, al contempo, suggeriscono lo sforzo di un’analisi psicologica e approfondita di ciascun personaggio. Dopotutto non possiamo restare indifferenti a una certa curiosità nel sapere come andranno a finire le vite di tutti quei personaggi che condividono un pezzettino di strada col protagonista, e di cui come lui ci sbarazziamo di volta in volta man mano che questi intraprende un percorso sempre più personale e isolato. Semplice, lineare e modesto, “Qualcosa nell’aria” tocca di conseguenza il cuore grazie alle sue basse pretese, e la commovente interpretazione di Clément Métayer (Gilles) si riaffaccerà ai vostri pensieri.

Voto dell’autore:4 / 5

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