I racconti della luna pallida d'agosto - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.25/5

I racconti della luna pallida d'agosto

RANKING
128° su 2562 in Generale
4° su 126 in Fantastico
19531 h 34 min
Trama

Giappone, XVI secolo. In un piccolo villaggio vive una coppia di fratelli: il talentuoso vasaio Genjuro, padre di famiglia sposato con l’affettuosa Miyagi, e il contadino Tobei, il quale coltiva l’ambizione di diventare un samurai, nonostante la disapprovazione della moglie Ohama. Per espandere i propri commerci, Genjuro decide di recarsi a vendere i suoi vasi in una grande città e si fa accompagnare da Tobei e da Ohama.

Metadata
Regista Kenji Mizoguchi
Titolo originale Ugetsu monogatari
Data di uscita 26 Marzo 1953
Nazione Giappone
Durata 1 h 34 min
Attori
Cast: Masayuki Mori, Machiko Kyô, Kinuyo Tanaka, Eitarô Ozawa, Ikio Sawamura, Mitsuko Mito, Kikue Mori, Ryosuke Kagawa, Eigoro Onoe, Sugisaku Aoyama, Saburo Date
Trailer

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I racconti della luna pallida d'agosto

Uscito a un anno di distanza dal precedente “Vita di O-Haru, donna galante”, ovvero il film che, dopo tre decenni di carriera, aveva finalmente consacrato Kenji Mizoguchi fra i grandi maestri della settima arte anche presso il pubblico occidentale, “I racconti della luna pallida d’agosto” è universalmente considerato il maggiore capolavoro del regista di Tokyo, nonché una delle pietre miliari del cinema nipponico di ogni tempo. Ricompensato con il Leone d’Argento al Festival di Venezia 1953, “I racconti della luna pallida d’agosto” vede Mizoguchi a confronto con un autore della letteratura giapponese del Settecento, Akinari Ueda, mediante la trasposizione di due novelle tratte dalla sua raccolta “Racconti di pioggia e di luna”, adattate per lo schermo da Yoshikata Yoda e Matsutaro Kawaguchi. L’opera procede pertanto su un duplice binario narrativo, corrispondente alle sorti parallele dei due fratelli: il vasaio Genjuro (Masayuki Mori), deciso a fare fortuna grazie ai propri prodotti, e il contadino Tobei (Eitaro Ozawa), divorato dal proposito di diventare un samurai.

Sullo sfondo del Giappone di fine Cinquecento, in cui la regione di Omi è teatro delle devastazioni dei conflitti militari e dalle razzie nei villaggi, Mizoguchi sviluppa dunque le parabole dei suoi protagonisti, enucleando progressivamente i temi al cuore del film: la cieca attrazione per l’arte e per la bellezza come veicolo di perdizione morale; il carattere illusorio dell’ambizione di ascesa sociale; la pulsione centrifuga a partire dalla quale si delinea la dicotomia fra campagna e città, con quest’ultima dipinta come luogo-simbolo del pericolo e della disgregazione familiare. E mentre la vicenda di Tobei assume i contorni amari e disperati propri dello sguardo di Mizoguchi, disincantato osservatore di una società ferocemente classista (si pensi anche al suo film precedente), in quella di Genjuro, sedotto da una misteriosa nobildonna, Lady Wakasa (Machiko Kyo), il regista si allontana dal rigoroso realismo tipico del suo cinema per tuffarsi invece nei territori del fantastico, regalando fra l’altro alcune sequenze di estremo fascino: fra queste, la seduzione di Lady Wakasa nei confronti di Genjuro, connotata da una sensualità decisamente esplicita per i canoni dell’epoca, e la scena notturna nella dimora della nobildonna, avvolta in una dimensione surreale e quasi onirica.

Fra le pellicole in assoluto più dense ed ammalianti nella produzione di Mizoguchi, “I racconti della luna pallida d’agosto” è dunque un film che vive di contrasti, che gioca continuamente sul conflitto fra realtà ed apparenza, tanto sul piano letterale (la passione extra-coniugale di Genjuro e il conseguente colpo di scena) quanto sul piano metaforico (la vana pretesa di Tobei di sfuggire alla sua condizione di contadino), e che spiazza lo spettatore con svolte drammatiche e tuttavia ineluttabili, rovesciando i destini dei suoi personaggi per riflettere sulla natura effimera dei desideri umani. Memorabile l’epilogo, anch’esso posto in bilico fra la realtà e l’immaginazione, e suggellato dalla malinconica sequenza conclusiva al cimitero del villaggio. La suggestiva fotografia è curata da Kazuo Miyagawa, mentre i costumi sono realizzati da Tadaoto Kainoscho. Il film è stato pubblicato in edizione Dvd da CG Entertainment.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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