Rogue One - A Star Wars story - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.80/5

Rogue One - A Star Wars story

RANKING
728° su 2562 in Generale
32° su 133 in Fantascienza
20162 h 13 min
Trama

Un improbabile gruppo di eroi intraprendono, in un periodo di conflitto, una missione per sottrarre i piani della più potente arma di distruzione di massa mai ideata dall'Impero, la Morte Nera. Questo evento spingerà delle persone ordinarie a unirsi per realizzare imprese straordinarie, diventando parte di qualcosa di più grande.

Metadata
Regista Gareth Edwards
Titolo originale Rogue One: A Star Wars Story
Data di uscita 15 Dicembre 2016
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 13 min
Attori
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Wen Jiang, Forest Whitaker, James Earl Jones, Riz Ahmed, Jonathan Aris, Genevieve O'Reilly, Warwick Davis, Jimmy Smits, Valene Kane, Jorge Leon Martinez, Russell Balogh, Ned Dennehy, Steen Young, Tyrone Love, Attila G. Kerekes, Andrew Zographos, Angus Cook, Sam Hanover, Mac Pietowski, Alistair Petrie, Emeson Nwolie
Trailer
Rogue One - A Star Wars story

Sarà anche marginale, “Rogue One – A Star Wars story”, ma lo è per scelta precisa, in virtù di una cristallina presa di posizione. L’arco narrativo che il film copre, collocandosi prima del capostipite “Guerre stellari”, esponeva il progetto a una grado di indeterminatezza non indifferente; e invece questa “story”, ben diversa nella concezione da un “episode” canonico, riesce a ri-convocare lo spirito di “Star Wars” con sorprendente padronanza dei propri mezzi. Senza ricorrere a carcasse e a mummificazioni zelanti del passato, ma lavorando su un’attualità dagli echi politici, declinata al presente assoluto; ri-edificando un immaginario con il razionalismo di un approccio maturo, bellico e scientifico insieme, non solo con il tepore opaco della nostalgia che tutto avvolge e tutto confonde. Inquinando la fantascienza con il war-movie, e viceversa. La vocazione minoritaria di “Rogue One” passa anche da personaggi assai poco carismatici e d’impatto, perché sia il Capitano Cassian Andor di Diego Luna che la Jon Ero di Felicity Jones sono tutt’altro che icone destinate alla canonizzazione mitologica.

Eppure questo pugno di ribelli, guidato dallo sguardo giovane e pulsante di un regista originale e acuto come Gareth Edwards, colpisce nel segno proprio in virtù della propria collocazione a margine di un universo colmo di epos e già codificato, la cui magia viene qui celebrata proprio attraverso il piacere della scoperta di angoli di quella galassia lontana lontana apparentemente di secondo piano. Ci sono il governatore Tarkin, la giovane Leia, un K-2SO che pare un genitore erculeo e disincantato di C-3PO, con un’ironia assai più adulta e straniante. E c’è Darth Vader, che arriva quasi a mostrare la propria nudità: un momento sorprendente, che tradisce però lo spessore e la maturità di tutta l’operazione. “Rogue One” ha una topografia molto più precisa e delineata e una verbosità ben più marcata del precedente “Star Wars – Il risveglio della Forza”, e non stupisce affatto: piuttosto che ricorrere a un mimetismo di sicuro ingegnoso e carico di mestiere ma in definitiva privo di personalità e piuttosto incolore, Edwards e i validissimi sceneggiatori Chris Weitz e Tony Gilroy rinnegano l’equilibrismo di J.J. Abrams e costruiscono un’appendice del Mito polverosa e ruvida, serrata e calata nell’apnea di un conflitto e angoscioso, sulle cui fragili spalle ricadono le conseguenze di un futuro che sappiamo già essere più grande e ingombrante di questo smunto e inadeguato presente.

Potrebbe esserci consapevolezza più moderna e attuale di questa, per un film di “Star Wars”? Probabilmente no. E la coerenza con la quale Edwards la cavalca lascia sorpresi e ammirati, soprattutto per l’urgenza che trapela, per il bisogno non di ricreare la saga di George Lucas in vitro ma di lasciarla vivere e respirare attraverso i codici del blockbuster contemporaneo, applicati in questo caso in maniera tanto zelante e prevedibile quanto secca e smagliante. Se i deserti sterminati sono costantemente dietro l’angolo, in “Rogue One”, è perché alle conseguenze delle proprie scelte di capo non si può mai abdicare, nemmeno in una galassia lontana lontana. Dove ogni rivoluzione, si sa, si basa su una speranza: uno slogan che in questo spin-off non si limita a fare da refrain ma viene fatto vivere negli sguardi anonimi di personaggi ordinari, così caduchi da avere costantemente alle calcagna la spada di Damocle di una Morte Nera concretissima e mortifera, eppure fantasmatica e spettrale, i cui piani segreti, ai quali le spie ribelli protagonisti del film puntano, sono l’unica breccia per ridimensionare le proporzioni di una minaccia che pare già onnicomprensiva.

Passa anche da tale struggente sospensione il fascino di “Rogue One”, che avrà anche qualche problema di ritmo e di tenuta e più di una macchinosità di scrittura – il crescendo finale è tuttavia assolutamente entusiasmante – ma sa abbracciare, con una lucidità che era davvero arduo attribuirgli sulla carta, l’umanità di una manciata di eroi ignoti, sottratti alle celebrazioni trionfali della storiografia e alla santificazione annalistica. Apocrifo ed eversivo fin dal tema musicale di Michael Giacchino, che rifà John Williams a modo suo, e dai titoli di testa, rivoluzionario in senso strettamente politico pur all’interno della nuova egida disneyana, che di sicuro avrà contribuito ad ammansire ancor di più l’elemento dark della vicenda (si veda a tal proposito il finale, luminoso nonostante tutto), “Rogue One” vive dei battiti di un cuore non artificiale, guardando agli episodi nobili della saga e alla prima trilogia dal basso verso l’alto, con il rispetto umile ma non servile di chi è conscio della propria condizione di subalternità, ma ci tiene a scrivere la propria porzione di storia e di Storia nella maniera più cosciente e lucida possibile. Dal basso, ma dando tutto: con spirito di sacrificio abbagliante e dolorosa dignità operaia, non retorica e carica di problematiche identitarie. La stessa, in fondo, dei suoi protagonisti.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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