Sette minuti dopo la mezzanotte - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.40/5

Sette minuti dopo la mezzanotte

RANKING
1421° su 2267 in Generale
54° su 104 in Fantastico
20171 h 48 min
Trama

Conor O'Malley è un bambino di otto anni che vive assieme alla madre Lizzie, malata di cancro. Mentre la nonna cerca di convincerlo a trasferirsi in America dall'Inghilterra, Conor è tormentato da un incubo ricorrente sulle condizioni della madre. Una notte il ragazzo viene a contatto con una leggendaria creatura albero che inizia a raccontargli tre storie antiche, finché i due non stringono uno strano rapporto d'amicizia.

Metadata
Titolo originale A Monster Calls
Data di uscita 18 maggio 2017
Nazione Stati UnitiSpagna
Durata 1 h 48 min
Trailer

Presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival nel 2016 e uscito nei cinema americani nel gennaio 2017, “Sette minuti dopo la mezzanotte” (“A monster calls” il titolo originale) è il terzo film del regista spagnolo Juan Antonio Bayona dopo l’horror “The orphanage” del 2007 e il dramma “The impossible” del 2012. Tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 2011 da Patrick Ness e Siobhan Dowd, il film ha fatto incetta di candidature ai premi Goya, aggiudicandosi nove trofei tra cui quello come miglior regista andato a Bayona. Dopo aver diretto il drammatico disaster-movie sulla catastrofe dello Tsunami del 2005 in Indonesia “The impossible”, Bayona torna dunque dietro la macchina da presa con una co-produzione tra Stati Uniti e Spagna, realizzando un ambizioso dramma fantasy dai toni e dalle atmosfere fiabesche in cui si raccontano le vicende di Conor O’Maley (Lewis MacDougall), un bambino di otto anni che incontra una misteriosa creatura a forma d’albero con cui instaura un particolare legame.

“Sette minuti dopo la mezzanotte” si immette da subito sui binari narrativi di un fantasy per ragazzi dall’atmosfera immaginifica, cercando il contrasto nella messa in scena tra la vita quotidiana e malinconica vissuta da Conor, alle prese con la malattia della madre Lizzie (interpretata da Felicity Jones), e la magia degli incontri con la creatura. Se a livello visivo Bayona imbastisce un’opera che riesce ad essere evocativa e a trovare idee interessanti, come il racconto delle storie fiabesche esposte con animazioni pittoriche e stilizzate, nell’estetica da dare al proprio film fino alle situazioni e ai personaggi il regista spagnolo sembra invece voler citare in maniera non nuova gli immaginari imponenti e complessi del cinema di Tim Burton e di Steven Spielberg, tra sensazioni favolistiche e magiche e trovate gotiche e dark in certe sequenze: un problema che impedisce al film di assumere un’identità propria, mentre anche nei fattori più emotivi la vicenda appare fin troppo caricata in senso drammatico. Così l’ambizione di un’opera sull’importanza di credere nella fantasia e nei sogni come armi per sconfiggere i propri mostri (interiori ed esteriori) e per non perdere ciò che si ama resta legata a un più prevedibile e meno coinvolgente racconto di formazione: un percorso di crescita sulla consapevolezza del dolore, ma con una sceneggiatura tarata sul genere di riferimento e priva di intuizioni davvero illuminanti.

Voto dell’autore:3.0 / 5

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