Tutto può accadere a Broadway - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.35/5

Tutto può accadere a Broadway

RANKING
1680° su 2562 in Generale
252° su 453 in Commedia
20141 h 33 min
Trama

Quando la giovane prostituta Isabelle Beatty s’imbatte in Derek Albertson, noto benefattore di squillo, la sua vita cambia rotta. Accetta il dono di 30.000 dollari da parte dell’uomo e dopo una felice notte di “dettagliato” sesso decide di inseguire il suo più grande sogno: fare l’attrice. Va ad un provino per una commedia teatrale a Broadway e scopre che il regista dello spettacolo in preparazione è proprio lui, il suo amante; solo che la co-interprete è la moglie, Delta Simmons. L’aspirante attrice si rivela essere perfetta per il ruolo e tutti la sostengono, dagli attori al commediografo Joshua Fleet, che non perde tempo e la invita a cena la sera stessa. Intanto, una nevrotica analista di nome Jane Claremont entra in contatto con l’entourage del teatro di lavoro e scattano le prime, inevitabili scintille.

Metadata
Titolo originale She's Funny That Way
Data di uscita 29 Ottobre 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 33 min
Trailer

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Tutto può accadere a Broadway

“Tutto può accadere a Broadway”, il brioso ritorno al cinema di Peter Bogdanovich tredici anni dopo “Hollywood confidential”, si allinea alla scia delle commedie di Woody Allen, nella fattispecie quelle degli ultimi anni e un filino meno malinconiche, come “Melinda e Melinda” o “Basta che funzioni”, riuscendo almeno ad essere più brillante di Allen (e c’è chi scommette che questo sia il film che avrebbe voluto girare Woody), anche se non sempre equivale all’essere capace di far veramente ridere, come invece fa Allen in “Basta che funzioni”. Prodotto dai cineasti Wes Anderson e Noah Baumbach e sceneggiato da Bogdanovich stesso con Louise Stratten, “Tutto può accadere a Broadway” tenta in realtà, con nessuna discrezione, di rincorrere lo stile di Ernst Lubitsch, spudoratamente citato a più riprese nel film ed infine omaggiato nei titoli di coda; finisce in realtà per scimmiottarlo con una storia dagli azzeccati tempi comici, però sostanzialmente vuoti nella interminabile girandola di equivoci.

A funzionare sono solo gli spumeggianti dialoghi, che a tratti riescono a strappare qualche risata, e le brillanti interpretazioni degli interpreti principali, fra i quali è doveroso menzionare almeno stavolta Jennifer Aniston, finalmente convincente, nonché la protagonista Imogen Poots. La sensazione complessiva è che Bogdanovich abbia cercato di unire più fattori secondo un approccio più immediato possibile, amalgamandoli però non troppo bene; cosa che probabilmente un Allen alla sceneggiatura avrebbe potuto invece controllare meglio. Il film sbocca armoniosamente in uno stonato duetto fra la commedia sofisticata (“Colazione da Tiffany” non c’entra proprio niente; piuttosto, a parte Lubitsch, si pensa ad Howard Hawks o Preston Sturges) e quella degli equivoci di derivazione inglese, con fiondate passeggere nel demenziale. L’ottima squadra, i meccanismi oliati con l’esperienza, la pura nostalgia del cinema che è pur sempre cara a Bogdanovich, non riescono a garantire l’efficace riuscita di tutte le componenti.

E forse, più di tutto, a stonare è lo sconsiderato tentativo di Bogdanovich di abbinare Hawks, o forse il primo George Stevens, al famigerato “Lubitsch touch”, proporzionando il numero di porte sbattute in faccia nell’impeccabile “Mancia competente” agli innumerevoli e irritanti schiaffi che un po’ tutte le donne del film danno agli uomini nel corso delle loro disagiate schermaglie sessuali. In questo caso, il tentativo del regista di rifarsi ad un certo tipo di cinema non è certo uno dei più brillanti, seppur non del tutto da dimenticare. Se l’ultimo bel film, l’ultimo davvero buono di Bogdanovich, è “Rumori fuori scena”, datato 1996, allora si può con certezza affermare che qui, all’interno della scena, di rumori ce ne sono fin troppi e a volte, più che rumore, trattasi di una vera e propria baraonda.

Voto dell’autore:2.9 / 5

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