Sicario - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.00/5

Sicario

RANKING
327° su 2562 in Generale
3° su 23 in Poliziesco
20152 h 01 min
Trama

In una zona di confine tra Stati Uniti e Messico, dove la legge non conta, Kate Macer è un’agente dell’FBI giovane e idealista, arruolata da Matt Graver, funzionario di una task force governativa per la lotta alla droga, per compiere una missione speciale. Sotto la guida di un ambiguo e impenetrabile consulente, Alejandro, la squadra parte per un viaggio clandestino, costringendo Kate a mettere in discussione tutto ciò in cui crede per riuscire a sopravvivere.

Metadata
Titolo originale Sicario
Data di uscita 24 Settembre 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 01 min
Trailer
Sicario

Presentato in concorso alla 68° edizione del Festival di Cannes, “Sicario” è il settimo film del regista canadese Denis Villeneuve, che dopo il doppio impegno datato 2013 con il riuscito “Prisoners” e con l’inedito “Enemy” torna sugli schermi con un drama-thriller d’azione basato sull’estenuante lotta al narcotraffico di un agente dell’FBI. Probabilmente basterebbe il coinvolgente incipit per tracciare le coordinate stilistiche e narrative del film: un assalto in una casa nel corso del quale la tensione è dimessa ma palpabile e la violenza è pronta ad esplodere nel silenzio. E tematicamente, con l’occhio rivolto a corpi morti e avvolti nella plastica, Villeneuve indirizza già lo spettatore verso un percorso che sarà sempre più tetro con il procedere della pellicola, trasformandosi quasi in un noir nichilista e senza via di scampo.

Pur con le dovute proporzioni, “Sicario” sembra uno “Zero dark thirty” ricollocato nel mondo del narcotraffico, soprattutto per l’ossessione che unisce i personaggi interpretati da Emily Blunt e Jessica Chastain. Ma a differenza di Kathryn Bigelow, Villeneuve non cerca il discorso politico e lascia stare l’ambizione a favore del puro genere poliziesco, di cui Villeneuve sfrutta appieno gli archetipi. Perché “Sicario” è un film di grande maturità registica e solidissimo nella scrittura, ma dall’andamento sospeso: non ha l’anima dal thriller d’azione più movimentato, eppure non mostra alcuna pretenziosità nascosta sotto il vestito dei meccanismi di genere. E Villeneuve, pur non essendo un maestro in questo tipo di amalgama come Michael Mann, prova – e più volte riesce – a trovare quella crasi tra opera più commerciale e identità autoriale, facendo di “Sicario” un film in levare, in cui a crescere è la consapevolezza cinematografica di un’opera che inganna anche lo spettatore ricorrendo a un immaginario vicino al mondo delle serie Tv, fino a creare la giusta distanza tra quello e il cinema.

Una distanza che risiede nei dettagli e negli occhi dei protagonisti, nell’attesa di un’oscurità che avvolga anche le migliori intenzioni. E forse, oltre alla prove di un cast di alto livello su cui spicca un mellifluo Benicio del Toro, e oltre all’indescrivibile efficacia della fotografia del mago Roger Deakins, “Sicario” racconta proprio di questo: del crollo delle migliori intenzioni, non tanto inteso come il labile confine tra bene e male nella guerra alla droga, ma come scivolamento ineluttabile verso qualcosa, verso un limite che non si conosce pur non avendo fatto nulla, una zona d’ombra (im)morale che si approssima all’individuo e non il contrario. Quindi lo sguardo di “Sicario” assume il suo massimo significato nel percorso non voluto né cercato nel Male dell’agente Kate Macer, inevitabilmente corrotta senza essersi potuta corrompere.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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