Solo contro tutti - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.75/5

Solo contro tutti

RANKING
917° su 2562 in Generale
368° su 732 in Drammatico
19981 h 29 min
Trama

Il Macellaio ha passato un po' di tempo in prigione dopo aver picchiato un ragazzo che ha tentato di sedurre la figlia adolescente con handicap mentali. Ora vuole iniziare una nuova vita. Lascia la figlia in un'istituto e si trasferisce nella periferia di Lille con la sua amante. Gli ha promesso una nuova macelleria. Ha mentito. Il macellaio decide di tornare a Parigi e trovare sua figlia.

Metadata
Regista Gaspar Noé
Titolo originale Seul contre tous
Data di uscita 12 Novembre 2019
Nazione France
Durata 1 h 29 min
Attori
Cast: Philippe Nahon, Blandine Lenoir, Martine Audrain, Frankie Pain, Jean-François Rauger, Guillaume Nicloux, Olivier Doran, Aïssa Djabri, Serge Faurie
Trailer

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Solo contro tutti

La vita è un grande vuoto, è sempre stata e lo sarà sempre. Un grande vuoto che potrebbe svolgersi perfettamente senza me”

Come dice il protagonista del film è una storia banale, quella di un uomo come tanti che si ritrova, per una serie di eventi in parte casuali, nel tunnel buio e lungo di un’esistenza senza speranza.

Gaspar Noé inizia, con un montaggio d’immagini e la voce fuori campo, illustrando gli antefatti che hanno portato l’ex macellaio a vivere con una donna che non sopporta per ottenere da lei i soldi necessari ad aprire una macelleria e ricominciare una vita dignitosa.

Da qui in poi gli eventi e i pensieri dell’uomo precipitano in un’escalation di negatività e cinismo che rendono questo film uno dei più estremi e disturbanti mai visti dal sottoscritto.

Il nichilismo è un elemento fondamentale della storia e il regista ci tiene a evidenziarlo nel prologo: tre uomini in un bar, si parla di morale e della giustizia che ne consegue. Spunta una pistola: lo strumento del povero per imporre la propria morale al ricco dominante. Tale filosofia sarà il tema conduttore di tutto il film. La crisi economica e la conseguente decadenza di valori condivisi porta al disfacimento della struttura sociale e al dramma esistenziale dell’individuo che perde i riferimenti necessari per una convivenza civile.

Il film non è violento nel senso classico del termine, le scene materialmente violente sono solo due. E’ il disagio psicologico il vero protagonista. Il disagio che si esprime con lunghi pensieri/monologhi del protagonista, con gli ambienti squallidi della periferia post industriale francese, i piani sequenza che seguono l’uomo e gli improvvisi, veloci stacchi di montaggio marcati con effetti sonori (vere e proprie esplosioni che fanno sobbalzare sulla sedia).

La colonna sonora asseconda l’andamento del film con sonorità cupe e ritmate che rimandano ai colpi di pistola più che ai battiti del cuore.

Il parallelismo più evidente è quello con Taxi Driver: come il tassista Travis, il macellaio di Seul contre tous rifiuta la società, colpevole di aver distrutto la propria vita e prodotto un’angosciante solitudine. Oltre ad alcune significative inquadrature anche le linee di dialogo sembrano ripetere i pensieri del personaggio interpretato da De Niro nel film di Scorsese:

La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita, dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi, dappertutto. Non c’è scampo: sono nato per essere solo.” (Travis Bickle)

 Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. Soli, sempre soli, e anche quando scopiamo siamo soli. Soli con la nostra carne, con la nostra vita… è come un tunnel, impossibile da condividere” (il macellaio)

Come nei film di Jean-Luc Godard, Noé utilizza le didascalie per suddividere i capitoli della vicenda e guidare lo spettatore fino a una soluzione narrativa spiazzante: a venti minuti dalla fine del film l’ennesima scritta avverte lo spettatore che ha trenta secondi per scegliere di abbandonare la visione, parte il conto alla rovescia con, in sottofondo, i deliri del protagonista che lo avvicinano al punto del non ritorno. Le sorprese non sono finite: quando il film sembra giungere a un finale scioccante anche se in qualche modo prevedibile, Noé stupisce ancora una volta e, con una capriola narrativa, conferisce una nuova prospettiva a tutta la storia chiudendo il cerchio e ridefinendo il concetto di morale espresso nel prologo.

Come già detto è un film estremo, non tanto per le immagini (anche se il regista non risparmia allo spettatore la visione di spezzoni di film porno) quanto la complessiva sensazione d’inevitabile amarezza e violenza repressa pronta a esplodere da un momento all’altro.

A far da prequel a questo film, primo lungometraggio del regista argentino naturalizzato francese, è un mediometraggio del 1991, Carne, vincitore a Cannes del premio della settimana della critica, nel quale si narrano gli antefatti che porteranno alle vicende di Seul contre tous.

Quello di Noé è un cinema sicuramente non facile, controverso, come dimostrano le diverse reazioni ai film successivi (Enter the void, Irreversible, Love, Climax). Reazioni dovute anche al meccanismo innescato dal suo modo di raccontare che ricorda in parte quella sensazione involontaria che, per esempio, ci costringe, a guardare la scena di un incidente pur sapendo che non sarà uno spettacolo di nostro gradimento.

Proprio la capacità di spiazzare, di evitare il politicamente corretto e di non porsi limiti su quanto mostrare fa di Noé un regista di culto, molto dotato tecnicamente, a cui evidentemente non interessa piacere a tutti.

Voto dell’autore:3.75 / 5

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