Spectre - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.15/5

Spectre

RANKING
1909° su 2562 in Generale
51° su 99 in Azione
20152 h 28 min
Trama

Un messaggio criptico dal passato di James Bond porta l’agente 007 a seguire una pista per smascherare una minacciosa organizzazione. Mentre M lotta contro le forze politiche per tenere in vita i servizi segreti, Bond tenterà di aggirare numerosi inganni e svelare la terribile verità che si cela dietro Spectre.

Metadata
Regista Sam Mendes
Titolo originale SPECTRE
Data di uscita 5 Novembre 2015
Durata 2 h 28 min
Attori
Cast: Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Monica Bellucci, Andrew Scott, Dave Bautista, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Rory Kinnear, Jesper Christensen, Stephanie Sigman, Alessandro Cremona, Neve Gachev, Alessandro Bressanello
Trailer
Spectre

“Il mondo dei fantasmi è quello che non abbiamo finito di conquistare, è il mondo del passato, mai quello dell’avvenire. Progredire avvinghiandosi al passato è come trascinarsi dietro una palla e una catena.” (Henry Miller)

Era un James Bond che riemergeva dall’ombra, fisicamente e metaforicamente, quello che apriva la prima sequenza di “Skyfall”: episodio capitale dell’era Daniel Craig perché in grado di rilanciare lo splendore della saga come non capitava da tempo immemore e allo stesso tempo di far leva sul forte apporto autoriale di un regista abituato alle zone d’ombra come Sam Mendes, capace di adattarsi camaleonticamente al cospetto di un’icona ingombrante come l’agente segreto per antonomasia. Risultato: un trionfo, con incassi stratosferici, un indiscusso successo di critica e un hype per i successivi sviluppi della saga nuovamente alle stelle dopo anni di appannamento. Un restyling al rialzo, ambizioso e forte di una maturità espressiva abbagliante, che nel nuovo capitolo delle avventure dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà, “Spectre”, ancora diretto da Mendes, si traduce però in un atteggiamento diverso, più prudente, dagli esiti meno ragguardevoli. In maniera quasi fisiologica, pur non volendo intavolare a tutti i costi un confronto comunque inevitabile tra i due film, “Spectre” non è “Skyfall”, e c’era da aspettarselo, visti e considerati gli apici fuori dal comune raggiunti dal film precedente, un “unicum” destinato a splendere per l’eternità nel firmamento bondiano.

“Spectre”, dal canto suo, nelle intenzioni è un’operazione più sottile di “Skyfall”, più discreta e (dunque) al ribasso: un tentativo, a tratti fascinoso, il più delle volte sfilacciato e sfiatato, di riabilitare il classicismo della saga concentrandolo tutto quanto all’interno di un solo film. Gli scenari storici sono riletti alla luce di una consapevolezza contemporanea (la paranoia da minaccia globale e un’organizzazione criminale tentacolare e insondabile, la Spectre del titolo), ma la confezione guarda indietro: il martini, anche se nella variante “dirty”, torna ad essere rigorosamente “shakerato, non mescolato” (il menefreghismo in merito del Bond di “Casino Royale” appare già lontanissimo) e il compendio dell’era Craig, che con ogni probabilità non interpreterà un altro capitolo, non si ferma ai quattro film interpretati dall’attore britannico, ma azzarda uno sguardo retroattivo dall’ampiezza ben più pronunciata. Perfino le scelte espressive del nuovo direttore della fotografia Hoyte van Hoytema, manco a farlo apposta, sono ben più standardizzate e prudenti rispetto ai laceranti contrasti ricercati dal Roger Deakins di “Skyfall” e optano per una più rassicurante atmosfera retrò, quasi anni ’60.

Il resto, va da sé, si accoda: la “ineluttabilità del tempo” (che passa), chiamata in causa in “Skyfall” dal personaggio di Ben Whishaw in una galleria d’arte al cospetto di un quadro di Turner, laddove 007 vedeva solo un’enormità d’acqua e una barca, ha come conseguenza diretta lo sfoggio della tradizione, anche nei singoli accessori, travestita da innovazione hi-tech; con la nostalgia del passato in bella evidenza, quale unica chiave d’accesso possibile per leggere il futuro. L’universo di 007, dopo la scossa tellurica di “Skyfall”, che per la prima volta aveva donato a Bond un passato tangibile e dei tormenti interiori, non se la sente insomma di osare di più, di denudarsi ulteriormente. Preferisce, allora, una riformulazione stantia del già noto, l’orgia degli “in-joke” e delle strizzatine d’occhio che i fan duri e puri potranno scorgere in svariate sequenze, accontentandosi di tesaurizzare ciò che già si ha in saccoccia, senza dare un seguito a quella rifondazione definitiva cui Mendes sembrava aver dato il “la” decisivo. Non un fallimento totale, certo, ma una montagna che partorisce un topolino.

Legittimo rimanere delusi, pertanto: non c’è traccia, in “Spectre”, di una sequenza di agghiacciante modernità estetica come quella ambientata a Shanghai in “Skyfall”, che si lasciava animare da nuove consapevolezze, nuove luci, nuovi immaginari (tra Michael Mann e Christopher Nolan), ma tutto torna a essere prototipo innocuo, crepuscolare e chiuso in se stesso, confinato in un’autoreferenzialità più che in parte anacronistica, che imprigiona “Spectre” in una gabbia dorata ma indissolubile: quella della ripetizione seriale di un immaginario già codificato, dalla quale è impossibile spiccare il volo verso il futuro. Non aiutano, peraltro, un villain incolore, impalpabile e in ombra come l’Ernst Stavro Blofeld di Christoph Waltz e una Bond girl altrettanto mogia come la Madeleine Swann di Léa Seydoux, mentre il prologo a Città del Messico, con tanto di “long-take” magistrale e un uso impressionante delle comparse, è a dir poco supremo. Craig, sempre più scattante e ferino nella sua maschera di spietata eleganza e impassibile rigore, si conferma la migliore incarnazione possibile dello 007 degli anni Zero: se addio sarà, c’è da scommettere che lo rimpiangeremo non poco.

Voto dell’autore:2.8 / 5

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