Una squillo per l’ispettore Klute - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.30/5

Una squillo per l'ispettore Klute

RANKING
91° su 2562 in Generale
8° su 153 in Thriller
19711 h 54 min
Trama

Il detective privato John Klute viene ingaggiato per indagare sulla misteriosa sparizione del suo amico Tom Gruneman, uomo d’affari e padre di famiglia della Pennsylvania; l’unica pista da seguire è legata a una lettera scritta da Gruneman a una squillo d’alto bordo di New York, Bree Daniels. Klute si mette in contatto con Bree, sperando di ricavare da lei qualche informazione, ma sulla vita della donna sembra incombere una minacciosa presenza…

Metadata
Regista Alan J. Pakula
Titolo originale Klute
Data di uscita 14 Dicembre 2019
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 54 min
Attori
Cast: Jane Fonda, Donald Sutherland, Charles Cioffi, Roy Scheider, Dorothy Tristan, Vivian Nathan, Robert Milli, Betty Murray, Rita Gam, Jean Stapleton, Morris Strassberg, Sylvester Stallone
Trailer

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Una squillo per l’ispettore Klute

Pochi cineasti hanno saputo raccontare il senso di smarrimento, di fragilità e, per certi versi, perfino di paranoia tipico dell’America degli Anni ’70 con un’abilità paragonabile a quella di Alan J. Pakula, produttore rinomato (“Il buio oltre la siepe”) passato dietro la macchina da presa nel 1969 con il dramma sentimentale “Pookie”. Regista capace di rileggere i codici del thriller con una modernità perfettamente aderente allo spirito del proprio tempo, nel 1971 Pakula ha firmato il primo tassello di quella che sarebbe stata definita appunto “trilogia della paranoia”, destinata a proseguire con “Perché un assassinio” e “Tutti gli uomini del Presidente”: “Una squillo per l’ispettore Klute”, storia a tinte noir calata nel livido scenario di una New York caratterizzata dalle fosche tonalità della fotografia di Gordon Willis. L’atmosfera di solitudine trasmessa da una metropoli squallida e decadente, che Willis sprofonda in un’oscurità impenetrabile, diventa dunque il correlativo dell’universo interiore dei personaggi, dell’alienazione di chi ha rinunciato a qualunque contatto umano e di un’angoscia senza nome e senza volto, ma via via sempre più concreta e soffocante.

Grande successo fin dall’epoca della sua uscita nelle sale, “Una squillo per l’ispettore Klute” è stato pubblicato per la prima volta in edizione Dvd per il mercato italiano grazie a CG Entertainment: un’occasione per riammirare uno dei titoli più interessanti della New Hollywood e uno dei migliori thriller del decennio, autentica pietra miliare nella costruzione e nella gestione di una suspense di matrice più psicologica e ambientale che non narrativa. La sapiente sceneggiatura del film, firmata a quattro mani dai fratelli Andy e Dave Lewis, riduce infatti all’osso l’intreccio giallo (l’identità dell’assassino, contrariamente alle convenzioni del genere, è rivelata allo spettatore con largo anticipo), privilegiando invece l’esplorazione dei due protagonisti e del loro rapporto: da un lato vi è John Klute, erede di una lunga tradizione di detective privati del noir classico, affidato alla recitazione dimessa e sotto le righe del canadese Donald Sutherland; dall’altro Bree Daniels (Jane Fonda), prostituta per scelta la quale esercita un controllo assoluto su se stessa e sulla propria professione ma che ogni settimana confessa un indefinibile malessere alla sua psicanalista.

E a incarnare questo personaggio complesso e sfuggente, ideale sintesi di certi umori e contraddizioni della società americana post-Sessantotto (il desiderio di indipendenza e di autodeterminazione, ma anche un implicito bisogno di legami affettivi; il rifiuto dei valori imposti dalla morale comune), è una superba Jane Fonda, cuore pulsante del film stesso: la sua interpretazione, tanto misurata quanto carica di sommessa sofferenza, imperniata sull’espressività della voce e degli sguardi e su una sensualità gelidamente “felina”, costituisce una prova magistrale e le ha fatto guadagnare il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice. Ma a innervare di tensione questo thriller anomalo e disturbante, insieme alla performance della Fonda e alla partitura musicale di Michael Small, è soprattutto la cinepresa di Pakula, il quale costruisce ogni singola sequenza con infallibile precisione; da questo punto di vista, “Una squillo per l’ispettore Klute” ci offre una formidabile lezione di regia, anticipando quel lavoro certosino – e spesso stupefacente – sullo spazio filmico e sul valore intrinseco delle inquadrature che sarebbe culminato cinque anni dopo in “Tutti gli uomini del Presidente”.

Voto dell’autore:4.3 / 5

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