Suburbicon - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.65/5

Suburbicon

RANKING
1044° su 2267 in Generale
48° su 133 in Thriller
20171 h 44 min
Trama

Stati Uniti, 1959. A Suburbicon vivono la loro esistenza tranquilla giovani famiglie tipicamente americane, fino a quando un'irruzione domestica non traumatizza il piccolo Nicky Lodge. Da quel momento una serie di eventi scatenano tradimenti, adulteri e ricatti che portano il piccolo Nicky a chiedersi quale sia il senso delle macchinazioni create dagli adulti. Tutto questo trambusto sembra quasi far passare in secondo piano l'arrivo all'interno della comunità della prima famiglia di colore.

Metadata
Regista George Clooney
Titolo originale Suburbicon
Data di uscita 14 dicembre 2017
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 44 min
Attori
Cast: Matt Damon, Oscar Isaac, Julianne Moore, Glenn Fleshler, Noah Jupe, Lauren Burns, Megan Ferguson, Michael D. Cohen, Chrystall Friedemann, Steve Monroe, Brandon Duracher, Gary Basaraba, Noah Jupe, Inbal Amirav, Emily Goss
Trailer

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Dopo il mezzo passo falso di “Monuments men”, George Clooney torna dietro la macchina da presa per adattare una vecchia sceneggiatura scritta dai fratelli Ethan e Joel Coen negli anni Ottanta e poi rimasta inutilizzata. È un binario doppio quello lungo cui si sviluppa “Suburbicon”. Da un lato c’è una commedia nerissima che si focalizza su una famiglia americana, i Lodge, e sulla sua feroce autodistruzione, così come viene osservata dal suo membro più giovane, il piccolo Nicky: è la principale linea narrativa del film e la sua parte più propriamente coeniana, quella che rimanda ai vari “Fargo” e “Blood simple – Sangue facile” e che procede per accumulo di colpi di scena, situazioni-limite e violenza parossistica. Dall’altro lato c’è il racconto del brutale assedio perpetrato dai cittadini di Suburbicon ai danni dei Meyers, una famiglia di colore appena trasferitasi in città: è una vicenda che funziona come cornice e sfondo di quella principale e a cui è affidata la dimensione più esplicitamente politica della pellicola.

Nonostante la scelta di un’ambientazione passata come l’America degli anni Cinquanta, è chiaro che lo sguardo di Clooney sia rivolto verso l’America contemporanea: quella trumpiana dei muri e delle rinnovate discriminazioni di cui l’immaginaria cittadina di Suburbicon, con il suo violento razzismo e le sue staccionate, rappresenta uno specchio critico e canzonatorio. Pur senza mai farsi graffiante e corrosivo come nei migliori film dei Coen, il cinismo insistito dei personaggi di “Suburbicon” ha il pregio di non risultare mai macchiettistico e di funzionare come adeguato lubrificante per la narrazione, grazie anche all’interpretazione di un trio di attori perfettamente in parte, tra cui un Oscar Isaac di rara potenza magnetica. Ben congegnato nei suoi snodi narrativi e dotato di un notevole ritmo, “Suburbicon” rivela i suoi limiti principali nell’incapacità di abbozzare una riflessione sulla discriminazione che si elevi al di sopra della rappresentazione caricaturale di un razzismo cieco e ottuso. È anche per questo motivo che la dimensione politica della pellicola non trova mai un reale contatto con la vicenda principale, ma finisce per restare sullo sfondo senza riuscire a farsi contesto vero e proprio.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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