Babadook - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
3.80/5

The Babadook

RANKING
728° su 2562 in Generale
25° su 113 in Horror
20141 h 33 min
Trama

Amelia è una madre vedova che ha perso il marito proprio mentre l’uomo la stava portando in ospedale per partorire. Quando il piccolo Samuel ha sei anni prende un libro che racconta di Mr. Babadook, la storia di un uomo nero che bussa tre volte alla porta e può entrare negli incubi più profondi delle persone.

Metadata
Regista Jennifer Kent
Titolo originale The Babadook
Data di uscita 15 Luglio 2015
Nazione Australia
Durata 1 h 33 min
Attori
Cast: Essie Davis, Noah Wiseman, Daniel Henshall, Tim Purcell, Hayley McElhinney, Cathy Adamek, Craig Behenna, Benjamin Winspear, Chloe Hurn, Tiffany Lyndall-Knight, Peta Shannon, Michael Gilmour, Michelle Nightingale, Adam Morgan, Barbara West, Hachi, Carmel Johnson, Terence Crawford, Jacquy Phillips, Pippa Wanganeen, John Maurice, Craig McArdle, Sophie Riggs, Stephen Sheehan, Alicia Zorkovic, Bridget Walters, Chris Roberts, Lucy Hong, Tony Mack, Annie Batten, Charlie Crabtree, Sophie Allan, Ethan Grabis, India Zorkovic, Lotte Crawford, Isla Zorkovic
Trailer

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Babadook

“Babadook” è l’esordio nel lungometraggio della regista australiana Jenifer Kent, ampliamento del suo corto del 2005 “Monster”. Presentato in concorso al 32° Torino Film Festival, “Badabook” si presenta come un horror che omaggia lo stile classico, ma che a differenza, ad esempio, delle mediocri produzioni di un regista come James Wan, sa prendersi il suo tempo narrativo, dimostrando di possedere una profonda forza. Seppur esordiente, la Kent dimostra già di saper padroneggiare i meccanismi dell’horror: partendo dagli archetipi, la regista trova subito una propria originalità, azzeccando diversi momenti di tensione, e con “Babadook” si ha l’impressione di assistere ad un film che si svela progressivamente agli occhi dello spettatore.

Al centro della trama di “Babadook” vi è la fiaba di un “uomo nero”, e il film stesso può essere letto come una fiaba oscura che sfrutta il genere horror per prendere strade tutte sue. Perché l’abilità di “Babadook” risiede nella capacità di rinnovare i dettagli del genere, ripetendo sequenze già viste in molti altri film plasmandole però secondo un proprio credo. Ovviamente Jennifer Kent è debitrice dichiarata di alcuni capisaldi rievocati nella sua opera: da “La cosa” di John Carpenter fino a “Shining” di Stanley Kubrick, da “La casa” di Sam Raimi fino ad arrivare a “L’esorcista” di William Friedkin. La Kent usa ogni elemento, dalla casa infestata al libro maledetto fino alla possessione, ma la fertilità stilistica presente in “Babadook” contribuisce a non intrappolare la pellicola in un citazionismo fine a se stesso.

Perché “Babadook” gioca sull’inquietante pensiero di voler credere alle favole che ci raccontavano da bambini, e pone i suoi protagonisti davanti a un dilemma mortale su come considerare il proprio terrore. Consapevole forse di portare un “tocco femminile” al genere horror, la Kent guarda anche e soprattutto al Roman Polanski di “Rosemary’s baby” nel rapporto tra la madre e il figlio, entrambi perseguitati dall’entità del Babadook. Pure “Babadook”, infatti, è un horror femminile su una madre che ha il coraggio di affrontare e rendere tangibili le proprie paure: Amelia è costretta infatti ad accettare la manifestazione dei propri abissi subconsci ed assorbire le paure dei suoi cari. Così, oltre ad essere un film che provoca vero spavento, “Babadook” è anche un’opera sulla difficoltà di essere madri in assenza di una figura paterna, nonché di essere i custodi del terrore dei propri figli.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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