The butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 4 voto/i
3.08/5

The butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

RANKING
1975° su 2562 in Generale
637° su 732 in Drammatico
20132 h 12 min
Trama

La storia di Cecil Gaines, maggiordomo di colore che viene assunto alla Casa Bianca, dove lavorerà tra il 1957 e il 1987 al servizio di ben sette amministrazioni presidenziali. L'esperienza di Cecil si intreccerà con la sua vita familiare, sullo sfondo della turbolenta conquista dei diritti civili da parte degli afroamericani.

Metadata
Regista Lee Daniels
Titolo originale The Butler
Data di uscita 1 Gennaio 2014
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 12 min
Attori
Cast: Forest Whitaker, David Banner, Michael Rainey Jr., LaJessie Smith, Mariah Carey, Alex Pettyfer, Vanessa Redgrave, Ami Ameen, Clarence Williams III, John P. Fertitta, Jim Gleason, Oprah Winfrey, John Cusack, Robin Williams, James Marsden, Alan Rickman, Minka Kelly, Liev Schreiber, Jesse Williams, Lenny Kravitz, Cuba Gooding Jr., Terrence Howard, Jane Fonda, David Oyelowo, Yaya DaCosta, Stephen Rider, Nealla Gordon, Rusty Robertson
Trailer
The butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

La lezione del recente “Lincoln” di Steven Spielberg insegna: l’America e gli americani si infiammano quando vedono la loro storia ripercorsa su grande schermo, e in grande stile, e in questo filone si inserisce anche “The butler”, diretto da Lee Daniels e confezionato per l’assalto ai premi Oscar (ma totalmente ignorato dall’Academy). Prendendo spunto da un articolo pubblicato sul Washington Post nel 2008, precedentemente alla prima elezione di Barack Obama, e basato sulla vera storia del maggiordomo di colore Eugene Allen, il film ha avuto una lunga genesi produttiva fino ad essere approdato nelle sale nel 2013. La pellicola racchiude in maniera pressoché totale ogni tipo di carattere proprio della grande produzione storica e drammatica statunitense, di cui abbiamo avuto vari esempi nel corso degli anni – da “Forrest Gump” al già citato “Lincoln”. Al di là di giudizi personali e valutazioni soggettive, il senso di un progetto del genere risiede nel risvegliare la coscienza del cittadino americano e renderlo partecipe del grande percorso politico che ha investito l’evoluzione storica de suo paese.

L’idea alla base del soggetto, estrapolata dall’articolo del Washington Post che ha trovato una sua realizzazione visiva grazie al merito della sceneggiatura di Danny Strong, richiama un po’ quella della struttura di “Forrest Gump” di Robert Zemeckis: la storia collettiva sullo sfondo di una profonda esperienza personale. In fondo, trattandosi di un dramma, raccontare la vicenda di un singolo personaggio attraverso il quale viene riflesso il cambiamento di un paese intero è un’opzione valida e suggestiva. Le battaglie dei movimenti di protesta contro il razzismo, le figure di Malcolm X e di Martin Luther King, la successione delle varie amministrazioni passando dall’assassinio di John F. Kennedy allo scandalo Watergate si caricano di una connotazione cinematografica più potente del documentario e del film storico tradizionale. Le persone, nell’idea del regista Lee Daniels, avrebbero potuto comprendere la portata degli eventi richiamati all’attenzione dal film solamente immedesimandosi nel percorso familiare, emotivo e fortemente intimo di un uomo comune, seppure testimone diretto all’interno della Casa Bianca. Da un punto di vista artistico, non sono state necessarie particolari sperimentazioni; la mole di materiale e la gestione di un racconto che copre più di ottant’anni di storia americana erano già di tale vastità da limitare il tocco personale del regista, il quale abbraccia il progetto più per vicinanza ed empatia al tema trattato che per volontà di mettersi in gioco.

La grandiosità del film, in sostanza, è racchiusa nel significato e nel compimento di un finale trionfante, nell’emozione e nel ricordo celebrativo della lotta contro le ingiustizie razziali. La ricostruzione visiva ne risulta non del tutto autentica, anzi a tratti artificiosa, ma in compenso le interpretazioni dei protagonisti sono validissime, anche se la quantità di personaggi e personalità differenti e la difficoltà a darne una singola caratterizzazione specifica ostacolano il raggiungimento di una completa verosimiglianza. Soprattutto l’alternarsi dei vari presidenti è poco efficace, così come la parentesi sul Vietnam, circoscritta (forse volutamente) alla tragedia che investe la famiglia Gaines dopo l’arruolamento del figlio minore, Charlie. Senza voler sminuire il merito di aver lavorato con impegno e convinzione ad una produzione lunga e complessa come questa, “The butler” rientra nei canoni del successo commerciale e di critica tipico di Hollywood, incarnando il preciso ideale di Sogno Americano, estremamente distante dalla visione che ne aveva, ad esempio, un regista come Spike Lee su un tema analogo. La storia del film funziona, gli attori anche: mancano solo un tocco di originalità e uno sguardo più critico da parte del suo autore.

Voto dell’autore:3.6 / 5

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