La regola del silenzio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
3.30/5

La regola del silenzio - The company you keep

RANKING
1714° su 2562 in Generale
591° su 732 in Drammatico
20122 h 05 min
Trama

Jim Grant è un avvocato di successo e padre single di una splendida bambina. Un giorno Ben Shepard, giovane reporter a caccia della storia che gli farà avere un po’ della fama che pensa di meritare, svela la reale identità dell’uomo, ovvero quella di un fuggitivo. Grant, ex pacifista radicale con un’accusa di omicidio che pende sulla sua testa sin dagli anni ’70, dovrà allora fare i conti col passato, con le persone che gli erano più care all’epoca e con una dilagante caccia all’uomo che lo vedrà costretto a cercare di dimostrare la propria innocenza.

Metadata
Regista Robert Redford
Titolo originale The Company You Keep
Data di uscita 20 Dicembre 2012
Nazione U.S.A.
Durata 2 h 05 min
Trailer
La regola del silenzio

Proprio come per “The conspirator”, l’attore Robert Redford si riaffaccia alla regia proseguendo sulla scia del classico americano contemporaneo, abbracciando così, con questo “La regola del silenzio”, tutte quelle tematiche che gli sono più care, dalla politica alla guerra e dalla guerra al giornalismo d’inchiesta. Non che ci sia nulla di male, chiariamolo: i suoi film, anzi, vantano per la maggior parte una struttura portante solida e lineare, i cui punti di forza non sono certo i finali a sorpresa, bensì quella base che, sia nella forma quanto nel contenuto, riesce a fare invidia a molte delle pellicole sul genere, spesso “belle senz’anima”.

Il punto, però, è che i suoi ultimi lavori, pur essendo impegnati su fronti diversi rispetto alle bellissime trasposizioni cinematografiche di “Gente comune” o “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, stonano pesantemente con quell’impresa che lo stesso Redford ha tirato su nel lontano 1990: il celebre Sundance Film Festival che ha scoperto e lanciato numerosi artisti sperimentali e indipendenti quali Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Darren Aronofsky e, più di recente, il Christopher Nolan de “Il cavaliere oscuro”. Il cinema di Redford, in effetti, non ha proprio un bel niente né dello sperimentale né dell’indipendente. Il suo cinema non ama sperimentare, ma pare piuttosto preferire rifugiarsi nei cliché del thriller, mettersi al riparo grazie ai super-cast che nulla hanno a che vedere con i low budget da lui sostenuti e privilegiati al Sundance Institute. Le storie che adatta, specie da “Leoni per agnelli” in poi, hanno tutte a che fare con le rassicuranti storyline che si possono sfogliare tra le prime pagine di un quotidiano, e mai con le formule quasi sempre grottesche, indaffarate e ai limiti della fantascienza distopica delle piccole produzioni fai-da-te del Sundance.

Alla medesima maniera i suoi interpreti sembrano dunque attenersi al copione generale: non sbagliano un’espressione del naso, sanno a memoria ogni singola battuta e contano i tempi – perfetti – del loro direttore d’orchestra, ma nemmeno s’improvvisano quegli attoroni che sono o quantomeno potrebbero essere. Così, se James McAvoy, sublime e consumato in “Espiazione” di Joe Wright o “The last station” di Michael Hoffman, appare in “The conspirator” un interprete promettente sì, ma non poi molto ispirato nell’insieme, ne “La regola del silenzio” Shia LaBeouf non convince sino in fondo, andando paradossalmente a far girare le teste degli spettatori verso un Redford vecchietto eppure in forma. Stessa fine della musica impiegata: metafora di un cinema che sa convincere sbagliando poco, e che tuttavia ha paura di rischiare, precludendosi in tal modo un obiettivo più distante e forse più virtuoso.

Voto dell’autore:3 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Eva Barros Campelli (vedi tutti)

Loading...