The dead - Gente di Dublino - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.50/5

The dead - Gente di Dublino

RANKING
20° su 2562 in Generale
6° su 732 in Drammatico
19871 h 23 min
Trama

Dublino, 1904. Due anziane sorelle irlandesi, Julia e Kate Morkan, offrono una lauta cena post-natalizia alla quale sono chiamati a partecipare un folto gruppo di amici e parenti. Fra i numerosi invitati alla cena c’è anche un nipote delle due donne, Gabriel Conroy, accompagnato dalla moglie Gretta, la quale custodisce un doloroso segreto risalente al periodo della sua giovinezza…

Metadata
Regista John Huston
Titolo originale The Dead
Data di uscita 3 Settembre 1987
Nazione Gran BretagnaIrlandaU.S.A.
Durata 1 h 23 min
Trailer

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The dead - Gente di Dublino

Basato su “I morti”, il racconto conclusivo di “Gente di Dublino” di James Joyce, “The dead” rappresenta il “canto del cigno” del mitico John Huston, scomparso nel 1987, pochi mesi prima dell’uscita del film. Sceneggiato da suo figlio Tony Huston, che si è attenuto fedelmente alla matrice letteraria, “The dead” si offre come un ideale testamento artistico del grande regista americano, che ha diretto la pellicola all’età di 80 anni, già malato, sulla sedia a rotelle e con le bombole di ossigeno. A fare da cornice alla storia raccontata è l’Irlanda degli inizi del Novecento (ricostruita in studio dallo scenografo Stephen Grimes), della quale Huston sa rievocare alla perfezione lo spirito e l’atmosfera.

La trama del film, estremamente esile e connotata da un’apparente semplicità, è tutta incentrata sulla cena offerta, come da tradizione, dalle anziane sorelle Julia (Cathleen Delany) e Kate Morkan (Helena Carroll) nel periodo delle festività natalizie: un’occasione per rivedersi, per riabbracciare amici e familiari, per parlare, cantare, ballare, per mangiare tutti insieme intorno a un tavolo e trascorrere una serata in allegria. Huston mette in scena questa cena con una fluidità, una musicalità ed un’armonia che sembrano trasportarci come d’incanto nell’Irlanda di Joyce, dove fra scherzi, canti e risate trova spazio anche un ineffabile senso di malinconia, convogliato in un epilogo tanto poetico quanto struggente.

Il film, infatti, raggiunge la sua vetta più alta proprio nella parte conclusiva, con il dolente confronto fra Gabriel Conroy (Donal McCann) e sua moglie Gretta (interpretata da una magnifica Anjelica Huston, figlia del regista): nella memoria di costei riemerge all’improvviso un segreto del suo passato, che provocherà una frattura nel rapporto con il marito e getterà un velo di dolorosa tristezza sull’allegria del presente. Si rivela così il cuore del racconto di Joyce e della pellicola di Huston: la difficile convivenza di ciascuno di noi con i “fantasmi” che ci portiamo dentro, ovvero “il dialogo con i propri “morti”, che poi sono quanto non potrà più tornare, quanto non si è vissuto o è durato troppo poco o non si è voluto vivere” (Paolo Mereghetti). Fotografia di Fred Murphy, musiche di Alex North.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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