The descent - Discesa nelle tenebre - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

The descent - Discesa nelle tenebre

RANKING
550° su 2562 in Generale
18° su 113 in Horror
20051 h 39 min
Trama

Sei amiche si incontrano come sempre ogni anno, per un'avventura sotterranea nelle viscere della terra. Il gruppo si fa strada attraverso un percorso già esplorato, godendosi gli splendidi paesaggi sotterranei. Ma in profondità le aspetta una tragedia: il percorso che stanno seguendo, dietro di loro viene bloccato da una frana di massi, e non possono più tornare indietro. Quando le ragazze si rendono conto che Juno, una del loro gruppo, la più "azzardata" le ha condotte per un percorso ... [continua a leggere]inesplorato, il panico cresce a dismisura perchè capiscono che nessuno potrebbe venirle a cercare laggiù. E qualcosa nel buio, le osserva.

Metadata
Regista Neil Marshall
Titolo originale The Descent
Data di uscita 21 Ottobre 2005
Nazione United Kingdom
Durata 1 h 39 min
Attori
Cast: Shauna Macdonald, Natalie Mendoza, Alex Reid, Saskia Mulder, MyAnna Buring, Nora-Jane Noone, Oliver Milburn, Molly Kayll, Craig Conway, Leslie Simpson
Trailer
The descent - Discesa nelle tenebre

Applaudito a lungo alla 62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “The descent – Discesa nelle tenebre” si qualifica come uno dei film horror più maturi, interessanti e coerenti con il genere degli ultimi anni. Il giovane cineasta inglese Neil Marshall, qui alla sua seconda prova di regia dopo il promettente “Dog soldiers”, riesce a spezzare una catena di prodotti horror troppo uguali a se stessi, mai veramente originali, spesso provvisti di alte pretese iniziali non sostenute da messe in scena forti e convincenti: e lo fa confezionando un film di genere che ne rispecchia i principi, ma allo stesso tempo asciutto, privo di orpelli intellettualistici, essenzialmente umano e carico di vera tensione. L’originalità si percepisce già dalla scelta delle protagoniste: un gruppo di cinque donne, amanti delle avventure, di sport “estremi”, tra cui la speleologia, che decidono di rivedersi a distanza di tre anni, dopo un grave incidente d’auto che ha causato la morte della figlia e del marito di una di loro, Sam. L’incidente è l’incipit forte e inaspettato del film, reso con una destabilizzante soggettiva: blocca subito lo stomaco, accelera i battiti e rallenta il respiro.

Successivamente l’azione si rilassa un po’, le amiche riscoprono la (apparente) sintonia passata, e tra una birra e qualche risata procedono ai preparativi per l’esplorazione di un complesso di grotte sui monti Appalachi. Juno, a capo della spedizione, nasconde alle altre che quelle grotte sono in realtà “vergini”, nessuno vi era mai entrato, e non hanno ancora un nome. “The descent” è il titolo perfetto per identificare il nucleo del film: le donne si calano nella cavità con le funi attraverso un’apertura in superficie, e si addentreranno sempre più nei meandri oscuri e misteriosi di quei cunicoli, ma non solo. La discesa diventa metafora di un procedimento “ab intus”, nel labirinto intricato dei loro animi e nelle cavità mai veramente sondate dei loro rapporti di amicizia. Il film di Marshall, da buon horror quale è, mette in scena la paura, e la fa vivere su più piani. Prima le paure reali, comuni e condivisibili, perché autentiche: legate alle fobie per l’oscurità, per i cunicoli che si restringono e ti bloccano, per la solitudine; legate ad una lotta contro una grotta che diventerà una “caverna-inferno” priva di vie di uscita; legate, quindi, alla disperazione, al panico, all’angoscia. Paure umane.

Poi nella seconda parte Marshall palesa chiaramente, con un sorprendente gioco di inquadrature da mockumentary, quanto aveva prima solo sottilmente lasciato intuire, seminando indizi qua e là, lasciando insinuare dubbi di altre presenze non solo nella testa della sua protagonista Sam ma anche, di conseguenza, nello spettatore: mostri dall’aspetto simil-umano popolano quegli oscuri e sconosciuti luoghi. La paura ora viene incarnata da queste creature inquietanti, la lotta per la sopravvivenza non sarà più verso la grotta, ma verso questi mostri assetati di sangue e figli dell’oscurità: uno scontro tra corpi, primitivo e primordiale. In questa guerra, tra momenti di sospensione e improvvise accelerazioni, il regista inglese non ci risparmia nulla, con elevate dosi di violenza e grand gruignol e momenti splatter; dirige con un lavoro di precisione, mai perdendo di vista le sue protagoniste, sorrette da interpretazioni ridotte all’osso ma intense, caratteristica propria della scuola britannica; e rende al meglio ogni snodo narrativo, riuscendo a regalare costanti apprensione e apnea dall’inizio alla fine e mantenendo alto il livello di suspense grazie all’attenzione verso i dettagli di oggetti o situazioni chiave, anche per lo sviluppo narrativo.

A contribuire all’ottimo risultato c’è una fotografia che attanaglia, tanto da poterla definire arditamente “claustrofobica”; ci sono effetti sonori precisi e incalzanti, anche quando si tratti di “effetto silenzio”, e rimandi ai grandi capolavori (il bagno di sangue riporta alla mente “Apocalypse now”). Ma l’incubo non è ancora finito: la luce affonderà, e il mistero e il buio impenetrabile di quelle caverne entreranno dentro le protagoniste e riveleranno impensabili situazioni del loro passato, scardinando i buoni sentimenti, tanto da trasformarle, esseri umani, nelle stesse “bestie” che stavano combattendo. La lotta diventerà intestina; fino a giungere ad un finale di rara intensità e cattiveria cinematografica.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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