The devil's candy - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da evitare
sulla base di 1 voto/i
2.20/5

The devil's candy

RANKING
2259° su 2323 in Generale
103° su 108 in Horror
Trama

Jesse Hellman è un pittore spiantato e tuttavia soddisfatto della sua vita modesta, infiammata dalla musica metal di cui è appassionato e addolcita dalle attenzioni di una famiglia amorevole. Quando trova la casa dei suoi sogni nella campagna texana, con un grande laboratorio d'arte e a un prezzo incredibilmente conveniente, le difficoltà economiche passano in secondo piano. Jesse riprende a lavorare, ma i suoi dipinti diventano ogni giorno più oscuri e tenebrosi. Finché alla porta di casa non si presenta Ray Smilie, il figlio dei precedenti proprietari: un uomo confuso e frastornato, che manifesta gli stessi disturbi di cui ora soffre anche Jesse.

Metadata
Regista Sean Byrne
Titolo originale The Devil's Candy
Data di uscita 7 settembre 2017
Nazione Stati Uniti
Durata
Attori
Cast: Ethan Embry, Shiri Appleby, Kiara Glasco, Pruitt Taylor Vince, Oryan West, Leland Orser, Tony Amendola, Craig Nigh, Marco Perella, Mylinda Royer, Arthur Dale, Jack Dullnig
Trailer

Che la musica metal, assordante e pesante, sia la cifra più importante di “The devil’s candy” lo capiamo fin da subito: quando un omone bizzarro di nome Ray suona la sua chitarra elettrica a pieno volume, da far tremare le pareti della casa di campagna dove vive con i genitori, e far tacere voci sataniche che lo possiedono e gli fanno compiere crimini atroci. Ma ciò che quell’incipit così stordente, otturante e ambiguo mette in campo – una commistione di arti (musicale e visuale) che emanano tutta l’oscurità richiesta al genere e si sposano perfettamente nell’ambiguità di un personaggio già inquietante per la sua stazza e la natura infantile – si dissolve ben presto all’interno di un film dalle alte ambizioni, ma incapace di sostenerle come si deve, non riuscendo laddove un horror dovrebbe: creare turbamento e repulsione, tensione e sorpresa; far misurare lo spettatore con l’orrore e la paura, e portarlo ad un grado di partecipazione tale da non potersene svicolare. L’opera dell’australiano Sean Byrne racconta di Jesse Helmann (Ethan Embry), pittore appassionato di musica metal, di sua moglie Astrid (Shiri Appleby) e la figlia Zooey (Kiara Glasco), che segue le influenze del padre in fatto di costumi e gusti musicali. C’è in principio il solito trasferimento in una nuova casa: la solita casa, spesso isolata, con un oscuro passato, quello di Ray (Pruitt Taylor Vince), appunto.

Presenze demoniache che non tardano a manifestarsi e lo fanno, nello specifico, attraverso la pittura: un quadro di farfalle, dipinto da Jesse su commissione per una banca, e lontanissimo dal suo genere di produzione artistica (che lui stesso definisce “pittura-metal”), si muta ben presto tra pennellate, strisciate e spray in un quadro angosciante, dalle “nuance” terrificanti, in cui fiamme e demoni imprigionano bambini e grida. Il film porta avanti un parallelismo tra queste forme, linee e colori che continuano a stravolgere il quadro sotto le mani di un pittore in piena trance, e i crimini di Ray: reali ed effettivi, non su tela. “The devil’s candy” riporta alla mente un memorabile horror uscito lo scorso anno, “The witch” (ad un certo punto appare anche il caprone), imponendo un terrore mistico ed antico, ma anche progressivo e mai sfacciato, più potente sul lato psicologico che su quello fisico: le distruzioni non riguardano soltanto vite umane, ma legami e rapporti familiari. La deriva però non è quell’apice raggiunto da “The witch” in termini di rigore e rappresentazione anche feroce, anzi resta piuttosto blando, e le pretese si frantumano presto in una recita priva di vera forza espressiva.

In tutto questo il metal che non solo fa da colonna sonora, ma anche per molti aspetti da vero “character”, non aiuta, perché al contrario di quanto si possa pensare non si amalgama con il genere, straniando invece che coinvolgendo, e rende le scene ridondanti e a volte addirittura grottesche. Il film gioca male pure con i meccanismi della suspense, di attese e disattese, e sul piano delle rivelazioni mette lo spettatore in una posizione di anticipo rispetto al personaggio principale, sgonfiando di senso dettagli e rimandi suggestivi sparsi qua e là. Forse l’intento era quello di creare una storia più verosimile possibile, di inquietare con atmosfere sataniche diffuse, con tempi di impatto e reazione dilatati e con pochi e mirati picchi di orrore. Ma così facendo il film di Byrne non riesce ad essere né un horror, né un altro tipo di film: solo un esercizio piuttosto banale di scrittura e forma, che sfrutta malamente la presenza di un personaggio come quello di Ray, capace di aspirare a diventare un’icona. Velleitariamente atipico, “The devil’s candy” deflagra tra momenti di assoluto trash verso un finale-apice, simbolo di una pochezza complessiva mascherata da finta autorialità ed autorevolezza.

Voto dell’autore:2.2 / 5

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