The end of the tour - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
3.90/5

The end of the tour

RANKING
550° su 2562 in Generale
233° su 732 in Drammatico
20151 h 46 min
Trama

Nel 1996, in seguito alla pubblicazione del suo secondo romanzo, “Infinite jest”, David Foster Wallace diventa il nuovo idolo della letteratura americana. David Lipsky, giornalista di “Rolling Stone” e fervido ammiratore di Foster Wallace, convince il suo capo-redattore ad affidargli un profilo dettagliato dello scrittore, e così parte per l’Illinois per unirsi a Foster Wallace nelle varie tappe del suo tour promozionale.

Metadata
Regista James Ponsoldt
Titolo originale The End of the Tour
Data di uscita 11 Febbraio 2016
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 46 min
Trailer

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The end of the tour

1996: David Foster Wallace, 34 anni, docente di letteratura alla Illinois State University, a quasi un decennio di distanza dal suo stupefacente esordio letterario del 1987, “La scopa del sistema”, pubblica il suo secondo romanzo, “Infinite jest”, un “magnum opus” di oltre 1000 pagine accolto come un capolavoro dalla critica mondiale e destinato a diventare un immediato fenomeno letterario. 2008: il 12 settembre Foster Wallace, che per tutta la vita aveva sofferto di depressione e di varie forme di dipendenza, si toglie la vita impiccandosi nella sua casa in California, a 46 anni d’età. Due momenti chiave nell’esistenza – e nel mito – di una delle figure più celebrate del panorama culturale contemporaneo, che fungono da ideale “testacoda” di “The end of the tour”, il film diretto da James Ponsoldt (“The spectacular now”) e ispirato a “Come diventare se stessi – David Foster Wallace si racconta”, un libro-intervista firmato nel 2010 dal giornalista David Lipsky.

Un’opera, “Come diventare se stessi”, basata sulle registrazioni – e sui ricordi – di cinque giornate trascorse da Lipsky accanto a David Foster Wallace, nel 1996, in occasione del tour promozionale per “Infinite jest”, e rielaborata dalla sapiente sceneggiatura di Donald Margulies in un faccia a faccia vibrante di sottotesti, di ambiguità, di reciproca diffidenza, ma anche di una profonda “affinità elettiva”, che spingerà i due David ad abbassare le rispettive difese e a disvelare, giorno dopo giorno, insicurezze e fragilità. Perché “The end of the tour”, lontano da qualunque intento apologetico e da tutti i cliché del film biografico, fa leva su un “cinema di parola” per muoversi sinuosamente fra una pluralità di spunti e di tematiche: il rapporto fra genio creativo e (in)felicità personale; il senso di inadeguatezza di un giovane aspirante romanziere diviso fra invidia e ammirazione; le piccole ossessioni quotidiane e la paura della solitudine, spettro evocato implicitamente da quell’uomo schivo e riservato che era Foster Wallace; e il coraggio di specchiarsi nell’altro, ritrovando sensazioni e sentimenti che compongono la nostra stessa identità di esseri umani.

“The end of the tour”, in fondo, è soprattutto questo: un film gonfio di umanità, capace di adoperare dettagli minimi e assolutamente ordinari per tracciare un duplice ritratto dei suoi due protagonisti, al contempo avversari in una sottilissima sfida intellettuale, in cui la doppiezza gioca un ruolo da non sottovalutare, ma anche pronti a lasciar sfociare i propri contrasti verso una catartica riconciliazione. E se un attore brillante quale Jason Segel si immedesima nei panni di David Foster Wallace mediante un’interpretazione magnificamente calibrata e sotto le righe, Jesse Eisenberg nella parte di David Lipsky si dimostra non solo un ottimo comprimario, ma pure (e ancora una volta) uno degli interpreti di maggior talento della sua generazione.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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