The humbling - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

The Humbling

RANKING
1841° su 2562 in Generale
281° su 453 in Commedia
20141 h 52 min
Trama

Il tempo della recita sembra essere finito per il noto attore Simon Axler. Giunge per lui quella fase della vita in cui ogni cosa sembra essere fuori posto: ha sessant’anni suonati, è stato abbandonato dalla moglie, ha appena tentato un goffo suicidio ed è in piena decadenza fisica, trascorre un lasso di tempo all’interno di un istituto psichiatrico e quando torna a casa, una serie di incontri direttamente dal passato lo intrattengono dolcemente per quel lasso di tempo necessario a comprendere cosa fare della propria vita. Uno di questi incontri, quello con la trenntenne Pegeen Stapleford, lo riconduce ad un afflato erotico che aveva quasi dimenticato.

Metadata
Regista Barry Levinson
Titolo originale The Humbling
Data di uscita 14 Dicembre 2019
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 52 min
Trailer

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The humbling

Tratto dall’omonimo racconto di Philip Roth (in italiano dal titolo “L’umiliazione”), il nuovo film di Barry Levinson (“Good morning, Vietnam”, “Rain man”, “Sesso e potere”, “Sleepers”), “The humbling”, si affida all’afflitto istrionismo di Al Pacino per dare sostanza al racconto forse più inverosimile del grande scrittore americano: come può una trentenne lesbica fiondarsi nel letto di un sessantenne che a malapena riesce a reggersi in piedi e che non ha più nulla di attraente? Forse l’irresistibile desistere dalla senilità che avanza Roth ce lo aveva raccontato meglio ne “L’animale morente” e in cadenze più drammatiche, e di questo ne risente un po’ anche il film stesso, della sua volubile, altalenante dimensione narrativa / discorsiva. Levinson, più affine alla commedia, si diverte a gigioneggiare con il suo grande attore, capace di regalare di nuovo dei pezzi di bravura, da parte sua, come non se ne vedevano da tempo.

Il regista si muove insistendo sui particolari più ininfluenti della storia, per poi fare propria la frase con cui si apre il libro: “Aveva perso la sua magia”. E in effetti, il film è la continua ricerca, persa già in partenza, di quella magia smarrita lungo il cammino, ora fattosi dolente, della vecchiaia. Una magia che forse può restituire solo il teatro, la recitazione, quindi il folto passato, la riesumazione di un ricordo glorioso, quella finzione rigettata e nuovamente accolta nel petto, recisa nel di dentro come un pugnale su un corpo stanco, senza più nulla da offrire. Levinson sa come destreggiarsi fra dramma e commedia, e quel che resta è qualcosa che sosta a metà del processo connotativo, nelle brame dell’indefinito sentore di morte che respira Simon Axler. Possiamo osservarlo a margine delle occhiaie di colui che lo interpreta: segnato, volubile, uomo di mondo che non è capace più di abbracciarne uno, se non attraverso un ritorno, per una dignitosa fine.

Voto dell’autore:2.9 / 5

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