The Master - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 5 voto/i
4.58/5

The Master

RANKING
16° su 2562 in Generale
5° su 732 in Drammatico
20122 h 24 min
Trama

Freddie Quell, ossessionato dal sesso e dalle strane misture di alcol che prepara e inietta in una boccettina da portare sempre con sé: un giovane individuo solitario affetto da un esponenziale numero di tic, con un sistema nervoso messo a dura prova dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Incontrerà Lancaster Dodd, uomo di scienza che detiene una scuola di pensiero tutta sua, capace di affrontare le miserie dell’essere umano con un metodo d’introspezione basato sulla sottile arte del ragionamento. Affabulatore, ipercritico, compagno fedele e affezionato, Dodd diventerà per Freddie un maestro di vita, una figura che va ben oltre quella di un padre e che alle volte, proprio come un padrone, tenterà di impossessarsi della sua instancabile libertà.

Metadata
Titolo originale The Master
Data di uscita 3 Gennaio 2013
Nazione U.S.A.
Durata 2 h 24 min
Attori
Cast: Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Jesse Plemons, Ambyr Childers, Rami Malek, Madisen Beaty, Kevin J. O'Connor, Patty McCormack, Lena Endre, Barbara Brownell, Amy Ferguson, Jennifer Neala Page, Christopher Evan Welch, Mike Howard, Bruce Goodchild, Frank Bettag, Mimi Cozzens
Trailer
The Master

Due uomini, un breve tratto di strada da percorrere assieme. Il mondo, attorno a Freddie Quell, gira e gira e gira; in sua assenza, naturalmente, continua a girare, e questa diviene per lui la terrificante e angosciosa scoperta da dover dimenticare a tutti i costi con un sorso di veleno. La sua, d’altronde, è una libertà visceralmente umana. Quel genere di libertà irrazionale e confusionaria che nasconde in sé il ricordo del paradiso perduto dall’odierna, asettica e odiatissima scienza dentro la quale è immersa la società intorno a lui. Quel genere di libertà che si può intravedere soltanto in un’isola senza tempo, senza rigore, dove l’uomo ricrea con la sabbia la propria solitudine, che nel caso di Freddie assume le forme del seno di una donna con cui poter fare di nuovo l’amore. Il giovane marine beve senza discernimento, ubriaco e schiavo dell’indipendenza, ma il suo cuore tende inevitabilmente a un legame, a un’altra persona in carne e ossa che riesca a imbrigliarne l’animo in un ordine morale superiore. Lancaster Dodd sarà la sua guida. Quel maestro in grado di intaccarne a piccole dosi la mente, senza però catturarne mai davvero il cuore.

Che qualcuno provi a vivere senza un maestro, d’altronde. Che qualcuno provi a vivere da uomo libero senza ritrovarsi poi solo e sperduto, nella più atroce follia che la mente umana abbia mai partorito. Freddie, passionale, rancoroso, provocatore di mestiere e al contempo avido di sofferenza, diverso come lo è solo una creatura asociale, è d’altronde un animale senza vincoli né affetti del cuore. Ed è partendo da questi presupposti che Paul Thomas Anderson, in “The Master”, dipinge il suo affresco, la sua situazione ideale, inserendola in un’ambientazione imbottita di metafore. Lo sfondo è quello della nave, i personaggi sono un capitano e un marinaio salito a bordo nelle vesti di un furfante come tanti. Per questo marinaio, il capitano è la dolce voce femminile della sua prima fidanzatina: una voce rassicurante che gli canta di un ritorno a casa, lo invita a prendersi una pausa dal viaggio, faticoso e desolante, e a restare accanto a un fuoco pronto a riscaldargli il cuore. Il cammino, però, nonostante tutto va ripreso al mattino, senza più voltarsi a guardare indietro, sempre dritti per riabbracciare i seni di una donna fatta di sabbia. “The Master” costituisce un paio di forbici che tagliano in due il filo che riconduce Paul Thomas Anderson a Robert Altman. Se “Il petroliere” poteva difatti trovare spiegazione in una pausa dal cammino corale intrapreso dal regista con “Boogie nights” e “Magnolia”, “The Master” si affaccia al mondo là fuori con la penna ferma e la firma chiara di un autore ormai pronto a intraprendere il proprio viaggio.

Alla medesima maniera del suo protagonista, come un marinaio stanco, Anderson si separa quindi nettamente dal proprio maestro, che non è più una figura paterna da (in)seguire, ma piuttosto una terra lontana e superata. Il suo nuovo cinema, raffinato, ideologico, armonioso, lindo e impeccabile nella sua uniforme bianca e bluastra, sintetizzato da quell’aria affranta rappresentata dalla fronte aggrottata di Joaquin Phoenix, è finalmente un cinema personale e intimo, maniacale e perfezionista nella caratterizzazione del sé. Philip Seymour Hoffman continuerà ad accompagnarne il tragitto, forse ancora per un bel pezzo, ma Joaquin Phoenix è il vero alter ego di questo Anderson: una creatura-mostro capace di imitarne i sentimenti più profondi e di render loro giustizia grazie a un’interpretazione che dovrebbe valergli una o due statuette dorate. La sua presenza, alle volte la sua assenza, è alla base di una regia ossessionante e di una sceneggiatura senza inizio né fine, con il suo concentrato sostanziale di piccoli avvenimenti, frasi, gesti di poco o nessun significato, se non per quel che riguarda i suoi due protagonisti. La musica di Jonny Greenwood, cornice avvolgente dell’affresco, si inserisce cauta nelle sottili dinamiche del film, che nell’insieme risulta lo spaccato di un mondo a sé stante, quasi onirico, sin troppo educato. Soprattutto, riservato agli spettatori pronti a entrarvi: senza far troppo rumore, se possibile, preferendo concentrarsi sui dettagli e sui significati che questi ultimi celano tanto affannosamente.

Voto dell’autore:5 / 5

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