The reach - Caccia all'uomo - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da evitare
sulla base di 1 voto/i
1.50/5

The reach - Caccia all'uomo

RANKING
2557° su 2562 in Generale
153° su 153 in Thriller
20151 h 31 min
Trama

Ben è un ragazzo di 25 anni, idealista e innamorato della natura; conosce il deserto del Nevada come nessun altro e per professione acompagna i turisti attraverso quelle lande tanto solitarie quanto piene di pericoli. Assoldato da John Madec, assassino senza scrupoli, Ben si ritrova suo malgrado vittima di un gioco al massacro perché unico testimone di un omicidio.

Metadata
Titolo originale Beyond the Reach
Data di uscita 15 Luglio 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 31 min
Trailer
The reach - Caccia all'uomo

Quando lo spazio sconfinato di un deserto, il deserto del Mojave, diventa un ambiente claustrofobico; quando il nemico più grande potrebbe rivelarsi il caldo atroce, oltre ad un milionario psicopatico e arrogante; quando il tempo che trascorre inesorbaile può avvicinarti ad una morte lenta e certa, allora verrebbe da dire che ci sono tutti gli ingredienti per un grandissimo thriller. Tuttavia gli ingredienti giusti non sempre formano un ottimo piatto senza un buon cuoco, ma piuttosto rischiano di creare un minestrone disomogeneo, senza senso ed insipido, ed è proprio ciò che accade con “The reach – Caccia all’uomo”, diretto da Jean-Baptiste Léonetti. Non sempre buoni propositi e presupposti bastano a realizzare un buon film se traditi da una regia mai in grado di sfruttare una location come il deserto, preferendo concentrare troppe volte l’attenzione sul sole cocente; e da una sceneggiatura che non accompagna Michael Douglas, decisamente sottotono, e Jeremy Irvine, caparbio ma davvero inconsistente.

Il tema della fuga, il tema della caccia, il tema dei ricchi che possono permettersi tutto a discapito del ceto medio, la metafora della vita: “The reach – Caccia all’uomo” poteva trasformarsi in un caso cinematografico se gestito con cura, ed invece il tutto viene affrontato con la superficialità e la presunzione di chi vuol tirare in ballo temi sociali senza però ben sapere di cosa si stia parlando. Il regista sembra rimanere egli stesso abbagliato da quel sole e confuso dall’eccessivo caldo, perdendosi in un deserto di buone idee, dove risultano rare e sempre illusorie le oasi di buon senso e le trovate intelligenti. Un thriller che raramente genera la tensione e che non riesce a mescolare le giuste dosi, incerto fra la critica sociale e l’intrattenimento puro. Tra grotte che nascondono passaggi segreti verso baracche semi-abbandonate, mappe del “tesoro” che portano a brocche d’acqua sotterrate approssimativamente e dinamite lanciata neanche fossero dei petardi a Capodanno, la pellicola si dimostra per quello che è: un film tendenzialmente stupido.

Questa teoria viene difatti confermata da un finale che sembra uscito da un B-movie degli anni ’80 (con un sogno che in realtà non è un sogno), che non ha davvero alcun motivo di esistere e che distrugge quel po’ che si era salvato. Avrebbe potuto essere un film onesto sulla resistenza e sulla caparbietà dell’uomo (come prova a fare nello stesso anno “Unbroken” di Angelina Jolie in maniera più dignitosa), ma si trasforma in un circo senza sostanza. Niente a che fare con l’immaginario deserto di “Dune” come sinonimo di desolazione e rassegnazione, o con l’introspezione de “Il tè nel deserto”, capace di toccare diverse tematiche, non solo amorose; o con l’accentuato protagonismo del deserto ne “Il paziente inglese”, dove il Sahara diventa non solo lo spazio di una storica conquista militare ma anche il “trait d’union” fra i protagonisti; o con l’adrenalina e la tensione di “Un tranquillo weekend di paura”, capace di generare incubi negli spettatori. “The reach – Caccia all’uomo” è un film che al contrario ci si dimentica molto facilmente e in fretta.

Voto dell’autore:1.5 / 5

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Da quando ho 13 anni mi sono imposto di vedere almeno due film al giorno. Ora ho quasi 29 anni e posso dire di aver visto più di diecimila film, qualcuno più, qualcuno meno. Nel 2016 ho collaborato alla stesura del libro " J-Movie. Il cinema giapponese dal 2005 al 2015" (2016, Edizioni Simple) occupandomi del cinema horror giapponese nel capitolo 5. Il cinema è la mia grande passione, se ancora non fosse chiaro

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