The rover - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
3.73/5

The Rover

RANKING
994° su 2562 in Generale
396° su 732 in Drammatico
20141 h 43 min
Trama

Henry e la sua banda di malviventi scappano dopo aver commesso un misterioso crimine. Siamo nel deserto australiano e la banda si è appena lasciata dietro Rey, il fratello di Henry, sanguinante a terra all’interno di un distretto militare. Eric se ne sta per i fatti suoi quando la sua vita incrocia quella dei criminali: gli viene rubata la macchina, all’interno della quale c’è qualcosa che non può proprio lasciare a loro. Eric si mette così sulle tracce dei fuggitivi con l’aiuto di Rey, che sembra a sua volta volersi vendicare del fratello. Sarà un lungo viaggio irto di pericoli e funestato da precipitanti eventi.

Metadata
Regista David Michôd
Titolo originale The Rover
Data di uscita 4 Dicembre 2014
Nazione AustraliaStati Uniti
Durata 1 h 43 min
Attori
Cast: Robert Pattinson, Guy Pearce, Scoot McNairy, Nash Edgerton, Anthony Hayes, Susan Prior, Gillian Jones, Tawanda Manyimo, Chan Kien, Tek Kong Lim
Trailer
The rover

Dopo il folgorante esordio con “Animal kingdom”, lo sceneggiatore e regista australiano David Michôd scrive e dirige “The rover”, partendo da un soggetto elaborato in collaborazione con Joel Edgerton (attore nel suo film d’esordio). L’idea di questa pellicola è nata partendo dalla costruzione del personaggio di Eric, interpretato in maniera superba da un tiglioso Guy Pearce, affiancato da un Robert Pattinson non più sorprendente, ma piuttosto gradita conferma di assoluto talento. Girato in sei settimane tra gennaio e marzo del 2013, il nuovo film di Michôd – che si avvale anche di una serie di volti poco noti del cinema australiano scelti con rigore e influente adeguatezza – raffigura la desertificazione dell’individuo reso bestiale dal crollo delle risorse, e quindi dell’umanità in quanto tale, in una civiltà futura post-industriale non molto lontana da quella attuale.

Mediante questo stratagemma il regista muove una disamina accorta sulla giustizia fai-da-te e sullo spossessamento dei valori di spartizione. Pur non spiegando nei dettagli cosa spinga questi individui violenti ma impacciati a compiere gesti orribili, Michôd ce li rende perturbanti nella loro cattività agorafobica, prodi allo stremo del paesaggio (come Michelangelo Antonioni, ma senza le nevrosi borghesi alla Antonioni), reso straniante dalla rivoltante onestà delle scenografie di Josephine Ford e, in misura ancora maggiore, dalla insinuante, geniale colonna sonora di Antony Partos, che fa suonare bassi, percussioni e chitarre elettriche come se fossero accordati con motori arrugginiti o disastrati dalle rovine dei tempi andati. Ed è con la brutalità delle gesta di concreta tensione che il regista ci detta le regole di un racconto in grado di prendersi le sue pause, lacerate da repentini squarci di tensione istintiva.

“The rover” attraversa fiero e inquieto alcune delle fasi salienti dell’immaginario della settima arte del cinema americano: dalle suggestioni ferroviarie dell’arrivo del treno dei fratelli Lumière al mito della frontiera del West (c’è più Sam Peckinpah che John Ford), dall’immaginario distopico di certi film di fantascienza realisti (vedi “L’ultima spiaggia”) al cinema bellico (vagamente “The hurt locker”) e al road-movie (punto di riferimento principale è forse la saga di “Mad Max”), ricreando tutto in modo più corporeo e antispettacolare. Michôd non ha interesse ad epicizzare le gesta dei suoi antieroi che si fanno beffe della morte. Siamo in presenza di un film demitizzante in cui non si parteggia davvero per nessuno, se non negli ultimi istanti, quando il confine fra ciò che è lecito e indebito è definitivamente sorpassato. Istanti che non fanno altro che solidificare la riuscita dell’opera, anche a fronte di ripetute decelerazioni che sembrano tediarne le coordinate, ma che finiscono solo per farci contemplare un temibile capolavoro.

Voto dell’autore:4.6 / 5

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