The Whispering Star - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.80/5

The Whispering Star

RANKING
642° su 2323 in Generale
28° su 122 in Fantascienza
20151 h 40 min
Trama

Gli umani sono ormai una specie in via di estinzione e l’80% della popolazione è composta da robot. Machine ID 722 Yoko Suzuki è un androide il cui compito è quello di consegnare pacchi agli umani dispersi nella galassia: si tratta di oggetti comuni come una matita, un cappello o un abito, ma per chi li riceve rappresentano qualcosa di più: sono il ricordo di qualcosa che è andato perduto, capace di far battere loro il cuore. Yoko arriva a Whispering Star, la stella dei sussurri, un luogo in cui ogni rumore superiore a 30 decibel può uccidere gli abitanti; in punta di piedi cercherà di raggiungere l’indirizzo della destinataria a cui consegnare un pacco dal contenuto misterioso.

Metadata
Regista Sion Sono
Titolo originale Hiso hiso boshi
Data di uscita 11 dicembre 2017
Nazione Giappone
Durata 1 h 40 min
Attori
Cast: Megumi Kagurazaka
Trailer

Avanza in punta di piedi “The Whispering Star” per tutta la sua durata. È un sussurro che ne accoglie tanti altri: il sussurro di una navicella spaziale che naviga nello spazio profondo e che ha la forma di una casa stretta e abbastanza lunga, che si svela mano a mano tra le inquadrature circoscritte del regista Sion Sono e i giorni scanditi della settimana; il sussurro della sua inquilina, Yoko Suzuki, silenzioso androide solitario che fa il corriere interplanetario, raggiunge i posti più lontani dell’universo, dove l’umanità è ormai una specie in via d’estinzione, e consegna pacchi; il sussurro di un computer di bordo che guida la navicella, ma perde colpi e confonde insetti incastrati nelle plafoniere dei neon con pericolosi meteoriti; il sussurro di un registratore e riproduttore di suoni che testimonia l’esperienza di Yoko, la sua solitudine, i suoi gesti ripetuti, le scarse attività all’interno di quella strana abitazione. Il sussurro, appunto, di un’umanità che sta scomparendo, di mondi desolati e fatiscenti, decadenti, vuoti: mondi in cui superare una bassissima soglia di decibel potrebbe causarne la distruzione.

Nella fantascienza minimale di “The Whispering Star” il suono e la sua assenza, il rumore e la quiete diventano i principali strumenti per affrontare e comprendere quest’opera semplice ma allo stesso tempo spiazzante. Nato da un’idea di circa 25 anni prima ispirata dal cinema di Aleksandr Sokurov, che all’alba degli anni ’90 muoveva i primi passi, “The Whispering Star” arriva in formato Dvd e Blu-Ray grazie alla distribuzione di CG Entertainment, e colpisce come solo un’opera minimale ed asciutta, ambiziosa ma equilibrata sa fare: cioè nascondendo in potenza il cinema, e un’idea chiara e precisa di cinema, dialogando con il suo linguaggio allo stesso tempo essenziale ed enigmatico. Così la macchina da presa, costretta dentro una navicella / abitazione, inquadra quasi esclusivamente lo stesso personaggio che si muove nelle sue attività quotidiane: pulisce, ricambia le batterie, beve tè e altre bevande in lattina, ripara eventuali guasti, registra le sue attività decennali e fa consegne. Le inquadrature perlopiù fisse e il bianco e nero elegante rimandano alla fantascienza di Andrej Tarkovskij; il computer di bordo e la sua relazione con l’ospitante strizzano l’occhio a “2001 – Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick.

Il film di Sono ha di fatto una valenza concettuale che travalica la sua natura fantascientifica: proiettandosi diegeticamente nel futuro, la sua sostanza e il suo sguardo sono carichi di attualità e immersi nel presente. Un presente che va ricercato innanzitutto nelle location degli esterni post-apocalittici che Yoko attraversa con il pacco in mano per la consegna, e che altro non sono che i luoghi lasciati in eredità dal disastro di Fukushima nel marzo del 2011, a seguito del terremoto e maremoto di Tohoku. Un presente grigio, nella finizione quindi e nella realtà, che nel silenzio diffuso permette tuttavia di interrogarci non tanto a partire da quei fatti storici (antefatto al film che non è doveroso conoscere ai fini dell’interpretazione dell’opera), ma quanto in relazione alla singola esistenza di ognuno, il proprio passato e la propria interiorità. Per questo il viaggio di Yoko diventa viaggio spirituale, metafisico e filosofico. L’unica fugace sequenza in cui il bianco e nero si tinge di colori vivaci, danzanti e brillanti resta incastonata come un frammento di vita che non c’è più: un qualcosa di “altro”. Frammenti di una realtà colorata, frammenti di vite intere che si stanno consumando, frammenti di emozioni e sentimenti.

Frammenti come ricordi, quei ricordi che formano l’essere umano, conservati ora in scatole bianche, che Yoko consegna con precisione e puntualità: oggetti innocui e banali (ci sono anche mozziconi di sigaretta, bicchieri, matite, tavolozze di colori usate) ben più piccoli dei contenitori che li contengono, ma grandi per chi li riceve. Oggetti che non dicono niente, ma che nascondono tutto. Anche Yoko matura una propria coscienza, e nel finale del film “scatta” delle foto all’unica voce-compagna della sua avventura, imprime la realtà per ricordarsela e nasconde poi un suo ricordo in una scatola bianca: rimandi d’amore, di sentimenti provati. Sussurri: “L’attesa per ciò che è distante, probabilmente, fa palpitare, per l’eccitazione, il loro cuore”, afferma l’androide ad un certo momento della storia. È il sussurro, infine, del cinema di Sion Sono, che è grido trattenuto di un’urgenza espressiva chiara, quella che emerge nelle due interviste contenute negli extra del Dvd: la prima sul film, sulla sua genesi lontana e poi la sua “nascita” quasi inaspettata; la seconda è invece una riflessione sulla cinematografia giapponese attuale, che non riesce oggi ad avere quella visibilità e riconoscibilità dei tempi di un Akira Kurosawa o uno Yasujiro Ozu.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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