The wolf of Wall Street - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 5 voto/i
4.36/5

The Wolf of Wall Street

RANKING
68° su 2562 in Generale
6° su 453 in Commedia
20133 h 00 min
Trama

Nel 1987, il venticinquenne Jordan Belfort approda a Wall Street per intraprendere la carriera di broker sotto la guida dello spregiudicato Mark Hanna. Ma in seguito al disastro del “lunedì nero” della borsa, Jordan è costretto a ripiegare su un impiego in un centro d’investimenti di Long Island che gestisce azioni di scarso valore; tuttavia, il giovane è più che mai determinato a ritentare la scalata al successo…

Metadata
Regista Martin Scorsese
Titolo originale The Wolf of Wall Street
Data di uscita 23 Gennaio 2014
Nazione Stati Uniti
Durata 3 h 00 min
Attori
Cast: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Kyle Chandler, Rob Reiner, Matthew McConaughey, Jon Bernthal, Kenneth Choi, P. J. Byrne, Brian Sacca, Henry Zebrowski, Jon Favreau, Cristin Milioti, Joanna Lumley, Jake Hoffman, Ethan Suplee, Jean Dujardin, Jon Bernthal, Christine Ebersole, Shea Whigham, Katarina Cas, P. J. Byrne, Kenneth Choi, Brian Sacca, Brian Sacca, Ethan Suplee, Jake Hoffman, Bo Dietl, Jon Spinogatti, Aya Cash, Rizwan Manji, Stephanie Kurtzuba, J.C. MacKenzie, Ashlie Atkinson, Stephen Kunken, Ted Griffin, Sandra Nelson, Dan Bittner
Trailer
The wolf of Wall Street

L’ossessione per la grandezza, l’anelito a un’esistenza “larger than life”, durante la quale sfruttare al massimo ogni singolo momento, incuranti dei limiti: un’ambizione, o piuttosto un desiderio divorante, che ricorre in molti degli antieroi del cinema di Martin Scorsese, ma che trova la sua manifestazione più radicale nella figura di Jordan Belfort, il protagonista di “The wolf of Wall Street”. Basato sull’autobiografia omonima di Belfort, adattata per lo schermo dallo sceneggiatore Terence Winter (autore della serie Tv “Boardwalk Empire”), il nuovo lavoro di Scorsese, candidato all’Oscar come miglior film, segna la quinta collaborazione fra il regista di “Taxi driver” e “Toro scatenato” e il suo attore-feticcio, Leonardo DiCaprio, il cui viso attraente da eterno bravo ragazzo ben si presta ad esprimere la sfrenata ansia vitalistica di questo broker alle prime armi determinato a diventare uno dei più feroci e spregiudicati signori di Wall Street, con un’irresistibile ascesa alla quale seguirà un’inevitabile, drammatica caduta.

Alle radici della parabola di Belfort vi è l’incontro fra questo giovane brillante, nato nel Bronx e di umile estrazione sociale, e il più esperto Mark Hanna (Matthew McConaughey, in un ruolo breve ma incisivo), incarnazione di quell’edonismo reaganiano tipico degli Anni ’80 e naturalmente veicolato in direzione dei sogni di gloria e delle facili promesse di Wall Street. Almeno fino al brusco risveglio del 19 ottobre 1987, il “lunedì nero” che all’improvviso avrebbe portato alla luce la drammatica illusorietà di quei simulacri di ricchezza artificiale eretta sul nulla. Ma tutto il resto del film, a partire dalla “rinascita” di Jordan Belfort grazie alla nascita della Stratton Oakmont, per poi salire, con una fulminea escalation, sulla cresta dell’onda dell’alta finanza americana, si rivela invece come un poderoso affresco di quell’arrivismo rampante proprio degli Anni ’90: dalle trasgressioni elevate ad unico stile di vita possibile al parossistico accumulo di status symbol (ville, automobili da collezione, yatch, donne con il fisico da modelle) nel segno di un materialismo del tutto privo di inibizioni o confini di sorta.

Ed è appunto tale concezione della vita, in cui l’unica etica ammessa è quella fondata sul denaro, a riflettersi nello stile adottato da Scorsese – e dalla sua montatrice Thelma Schoonmaker – durante le tre ore di narrazione: eccessivo, frenetico, senza alcuna traccia di pause o rallentamenti, in un rutilante caleidoscopio di lusso smodato, di goliardie fuori controllo, di droga consumata in quantità industriali e di furiose pratiche sessuali, dall’onanismo selvaggio alle orge di gruppo (senza risparmiarsi neppure lo stereotipo del sadomasochismo, con tanto di cera bollente e candele infilate nell’ano). Un baccanale orgiastico lungo 180 minuti, all’insegna di un incolmabile “horror vacui” che finisce per travolgere anche lo spettatore, perennemente sospeso tra il fascino e la repulsione, l’empatia e il distacco critico. Perché Belfort (e Scorsese lo sa bene) non è certo un eroe, così come non lo sono i suoi seguaci, primo fra tutti il suo braccio destro Donnie Azoff (Jonah Hill), che nei loro volgari scimmiottamenti del “lifestyle” di Belfort richiamano piuttosto alla memoria i grotteschi gregari mafiosi portati in scena dal regista nel capolavoro “Quei bravi ragazzi”.

Belfort, insomma, non è un Mefistofele gelidamente malvagio come il Gordon Gekko di Michael Douglas, ma non ha nemmeno la statura tragica dello Howard Hughes di “The Aviator”. Al contrario, è un milionario capriccioso e un po’ ridicolo, il cui carisma in campo professionale è compensato da un’intima fragilità personale, che Scorsese non manca di evidenziare con diverse notazioni ironiche: dalla manciata di secondi che precedono un’eiaculazione precoce con Naomi Lapaglia (Margot Robbie), insulsa Barbie relegata al ruolo di decorativa moglie-oggetto, alla buffa sequenza che vede Jordan sotto l’effetto di droghe scadute, mentre tenta di guidare un’automobile o si azzuffa con Donnie; fino alla sequenza in cui si trova in pieno maremoto e a rischio naufragio, come accadeva pure in “Titanic” (solo che stavolta in sottofondo non c’è Céline Dion, bensì “Gloria” di Umberto Tozzi). Un ruolo totalmente sopra le righe che il solito, bravissimo Leonardo DiCaprio riesce a rendere credibile ed umano senza scivolare nella caricatura, con una performance furibonda e trascinante che gli è valsa il Golden Globe e la nomination all’Oscar come miglior attore.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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