The Zero Theorem - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.40/5

The Zero Theorem

RANKING
1613° su 2562 in Generale
75° su 133 in Fantascienza
20131 h 47 min
Trama

In una società del futuro in cui i computer costituiscono la principale forma di interazione per tutti gli esseri umani, l’eccentrico Qohen Leth, uno degli impiegati che lavorano per il misterioso “Management”, è vittima di ossessioni e idiosincrasie di ogni tipo, nella disperata attesa di una telefonata che dovrebbe rivelargli il senso dell’esistenza. La sua vita cambia improvvisamente quando Qohen incontra il Management in persona…

Metadata
Regista Terry Gilliam
Titolo originale The Zero Theorem
Data di uscita 7 Luglio 2016
Nazione Gran BretagnaRomania
Durata 1 h 47 min
Trailer

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The Zero Theorem

Dopo un decennio cinematograficamente non troppo fortunato, e a notevole distanza dalla travagliatissima produzione di “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo”, l’eclettico regista britannico Terry Gilliam è tornato dietro la macchina da presa con un altro particolarissimo progetto: “The Zero Theorem”, basato su una sceneggiatura di Pat Rushin e presentato al Festival di Venezia 2013. Un ritorno al genere della fantascienza distopica e orwelliana per Gilliam, che in questo campo, nel lontano 1985, aveva realizzato quello che resta probabilmente il suo maggiore capolavoro, “Brazil”, ma anche l’apprezzatissimo “L’esercito delle dodici scimmie”, del 1995. E parlando di “The Zero Theorem” il confronto con “Brazil” risulta pressoché immediato, in virtù di un’analoga visione del futuro come un rutilante mondo orwelliano che funge da teatro all’alienazione e al senso di quotidiana incompletezza del singolo individuo, un “everyman” per eccellenza.

In “The Zero Theorem” la vittima di tale malessere, nonché l’ennesima rotella di un gigantesco ingranaggio di matrice quasi kafkiana, è Qohen Leth, interpretato da un inedito Christoph Waltz dal cranio rasato. Afflitto da un senso di angoscia costante, incapace di vere relazioni interpersonali e desideroso di rinchiudersi nella propria casa, di fronte allo schermo di un computer, Qohen dà voce ai grandi dilemmi sul significato dell’esistenza, nonché al terrore derivante dall’essere consapevoli della fragilità umana (ma anche, da una prospettiva più ampia, della fragilità dell’universo stesso). E Gilliam, nonostante il budget a disposizione abbia probabilmente limitato le dimensioni produttive del film, riesce comunque a costruire una metropoli futuristica – spesso perfino kitsch – in grado di colpire l’immaginario dello spettatore per le sue innumerevoli trovate, nonché di esprimere adeguatamente la visione del regista (notevoli, in tal senso, le variopinte scenografie di David Warren e Adrian Curulea, dominate dall’invasiva presenza di schermi, cavi di computer e luci artificiali).

Per quanto indubbiamente suggestivo nella messa in scena e nella graffiante ironia che caratterizza l’immaginario futuristico di Gilliam, “The Zero Theorem” stenta tuttavia a convincere pienamente nella sua struttura narrativa, che nella seconda parte risente di alcune ridondanze e rischia più volte di incepparsi, nonché nel proprio impianto concettuale: laddove infatti “Brazil” si dimostrava incredibilmente efficace in virtù del suo straordinario potere metaforico e allegorico, “The Zero Theorem” al contrario ricorre troppo spesso ad eccessivi didascalismi, non riuscendo a toccare quei vertici memorabili ai quali altri film di Gilliam ci avevano abituato in passato. Ciò nonostante, il regista non manca di offrirci alcune sequenze davvero degne di nota: una su tutte, lo spaventoso buco nero in cui si materializzano le più profonde paure di Qohen. Christoph Waltz, in un ruolo atipico rispetto ai personaggi tarantiniani che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, è spalleggiato dalla verve di un buffo David Thewlis e dalle brevi partecipazioni di Matt Damon, qui nei panni del fantomatico Management, e di una deliziosa Tilda Swinton nella parte della dottoressa Shrink-Rom, la stravagante psicologa di Qohen, mentre con un po’ d’attenzione sarà possibile individuare, in piccoli camei, anche Robin Williams, Peter Stormare e Ben Whishaw.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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