To Rome with love - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 5 voto/i
3.14/5

To Rome with Love

RANKING
1928° su 2562 in Generale
307° su 453 in Commedia
20121 h 50 min
Trama

Due coniugi americani, Jerry e Phyllis, arrivano a Roma per conoscere il futuro marito di loro figlia Hayley, Michelangelo. Il giovane architetto Jack e la sua fidanzata Sally ospitano nella propria casa un’amica di Sally, Monica. Antonio e Milly, una coppia di sposini, si preparano a trascorrere la luna di miele a Roma. Leopoldo Pisanello, un uomo comune, viene investito da un’improvvisa celebrità.

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale To Rome with Love
Data di uscita 20 Aprile 2012
Nazione U.S.A.SpagnaItalia
Durata 1 h 50 min
Trailer
To Rome with love

Dopo la plumbea Londra, teatro di crimini e misfatti, della trilogia inglese, l’assolata e sensuale Barcellona di “Vicky Cristina Barcelona” e la Parigi notturna e fatata di “Midnight in Paris” (che gli è valso il suo quarto Oscar), il più newyorkese di tutti i registi, Woody Allen, continua il proprio itinerario in Europa con una tappa che non poteva assolutamente mancare: Roma. Purtroppo, però, nel passaggio dalla Francia all’Italia l’ispirazione che animava il bellissimo “Midnight in Paris” sembra essersi dissolta del tutto: “To Rome with love” difatti, spiace dirlo, segna probabilmente il punto più basso nell’ultra-quarantennale carriera registica di Allen, che confeziona una commedia a episodi realizzata con il freno a mano, priva dell’inventività e della grazia alle quali Woody ci aveva sempre abituati.

Partiamo comunque dalle note positive: prima fra tutte il ritorno di Allen sullo schermo anche in veste di attore (sei anni dopo “Scoop”), e per di più al fianco di una delle migliori interpreti di sempre del cinema alleniano, l’australiana Judy Davis (quattordici anni dopo “Celebrity”). Allen e la Davis, nei panni di due coniugi in visita a Roma per conoscere i futuri consuoceri, danno vita all’episodio meglio avviato del gruppo, che tuttavia si risolve nella gag di un cantante d’opera costretto ad esibirsi sotto la doccia (idea simpatica ma niente di più). Nel cast compaiono poi altri attori validissimi, penalizzati però da personaggi fin troppo adagiati sugli stereotipi ormai noti del cinema di Woody: a partire dal giovane intellettuale con la testa sulle spalle, Jack (Jesse Eisenberg), travolto dalla passione per la disinibita seduttrice Monica (Ellen Page), che snocciola con artefatta disinvoltura citazioni raffinate e trasgressive esperienze sessuali (un ruolo-tipo interpretato in film precedenti da Juliette Lewis o Scarlett Johansson).

C’è poi Alec Baldwin nei panni del saggio “grillo parlante” della situazione, quasi un corrispettivo dello Humphrey Bogart di “Provaci ancora, Sam”, che offre consigli allo sprovveduto Jack nell’episodio tutto sommato più convincente del film, se non altro dal punto di vista della costruzione narrativa. Risultato diseguale, invece, per la storia che coinvolge una coppia di sposini provincialotti, Antonio (Alessandro Tiberi, lo stagista di “Boris”) e Milly (Alessandra Mastronardi, il punto debole del cast): mentre la disavventura di Antonio con la vivace prostituta Anna (una birichina Penélope Cruz in minigonna e tacchi a spillo) regala diversi momenti molto divertenti, il flirt fra Milly e l’improbabile rubacuori Luca Salta (Antonio Albanese, fuori parte) sfocia in una prevedibile e squallida pochade pseudo-erotica, in assoluto fra i minimi storici del cinema di Allen.

Infine abbiamo un mattatore come Roberto Benigni nei panni di Leopoldo Pisanello, ovvero l’uomo qualunque travolto da una surreale quanto inspiegabile celebrità: uno spunto accattivante, ma non abbastanza per dare sostanza ad un episodio stiracchiato e poco coinvolgente. Sullo sfondo, una Roma da cartolina che mette in mostra una parte delle proprie meraviglie storiche e architettoniche, ma che (ahinoi!) resta appunto una mera cartolina, e in quanto a suggestione perde il confronto con la Parigi del film precedente (ma anche con la New York vista in tanti classici del regista). Il resto, in questa pellicola fiacca e deludente, sono una serie di banali cliché sugli italiani (almeno ci vengono risparmiati la pizza e il mandolino) che accompagnano la consueta miscela dei temi canonici di Allen, quali la volubilità dei sentimenti e la tragica ironia dell’esistenza. Ma per fortuna, insieme a qualche risata, c’è quantomeno una battuta da ricordare, rivolta da Jerry alla moglie psicanalista: “Se sei in contatto con Freud, fatti ridare i soldi”. Provaci ancora, Woody!

Voto dell’autore:3.0 / 5

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