Tre passi nel delirio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.15/5

Tre passi nel delirio

RANKING
1909° su 2562 in Generale
88° su 126 in Fantastico
19681 h 52 min
Trama

In “Metzengerstein”, una nobildonna senza scrupoli provoca la morte del cugino che ha osato respingerla, ma un tragico destino la attende. “William Wilson” narra le vicende di un ufficiale austriaco cinico e sadico, sconvolto dall’incontro con un sosia misterioso che porta il suo stesso nome e sventa tempestivamente i suoi crimini. “Toby Dammit” racconta infine l’arrivo a Roma di un attore inglese in procinto di girare un western all’italiana: ossessionato da una visione ricorrente e dai propri fantasmi interiori, finirà per togliersi la vita dopo una folle corsa in auto.

Metadata
Titolo originale Histoires extraordinaires
Data di uscita 14 Dicembre 2019
Nazione FranciaItalia
Durata 1 h 52 min
Trailer
Tre passi nel delirio

Scrivendo su “L’Espresso” nel 1968, Alberto Moravia ha detto che “Edgar Allan Poe sembrerebbe un autore assai adatto ad essere tradotto in cinema; invece non lo è, e quasi tutti i film ricavati dai suoi racconti sono dei fallimenti”. Effettivamente, pensando anche solo alle trasposizioni più recenti come “Stonehearst Asylum” del 2014, o a quel “The raven” del 2012 con John Cusack nei panni di un Poe detective, è difficile non dare ragione all’autore de “Gli indifferenti”. Non fa eccezione “Tre passi nel delirio”, forse il più celebre tra i film tratti dall’opera dello scrittore di Baltimora. “Tre passi nel delirio” è ispirato a tre celebri racconti di Edgar Allan Poe: tre racconti per tre episodi affidati ad altrettanti grandi registi, Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini. Le premesse sembrano ottime, il risultato generale molto meno. Con gli anni, tutto il progetto è diventato un oggetto di culto: sarà per i tre registi, sarà per la presenza di attori come Jane Fonda, Peter Fonda, Alain Delon, Brigitte Bardot e Terence Stamp. Di fatto, aveva ragione Tullio Kezich quando scrisse che “dei tre passi, i primi due sono falsi”.

Gli episodi di Roger Vadim e Louis Malle, in forma diversa, sbagliano l’approccio alla scrittura di Poe, riducendosi a un calco stanco incapace di andare in profondità nel testo. In particolare, il “Metzengerstein” di Vadim prende il racconto e ignora i livelli nascosti nella lettura, limitandosi a una mostra del sordido che finisce quasi per scivolare in un ridicolo involontario, con Jane Fonda crudele e una voce fuori campo didascalica e gonfia. Va un po’ meglio il “William Wilson” di Louis Malle, con un ottimo Alain Delon sdoppiato e in lotta con se stesso, ma il respiro è corto e l’ispirazione minima, soprattutto nella partita a carte che riempie gran parte dell’episodio. L’unico momento davvero riuscito è nel capitolo conclusivo di Federico Fellini, e non è un caso che in questa nuova edizione in Dvd del film proposta da Teodora per la sua collana “Il piacere del cinema” ci sia tra i contenuti speciali un intervento di Vieri Razzini sullo spezzone. “Toby Dammit”, ispirato al racconto “Mai scommettere la testa col diavolo”, viaggia su un livello cinematografico completamente diverso rispetto ai due episodi precedenti.

Fellini non si è limitato a svolgere il compitino per il film su commissione multifirma, ma ci ha tenuto a fare del suo meglio: ha preso il racconto di Poe e lo ha stravolto completamente, spostandolo nella Roma degli anni ’60 e nel mondo del cinema. Toby è un attore perseguitato dai fantasmi della sua vita sfrenata, che arriva in Italia per girare un “western cattolico”. L’unico motivo per cui ha accettato la proposta è una Ferrari nuova fiammante che lo aspetta come regalo della produzione. “Toby Dammit” è a tutti gli effetti una summa del cinema di Fellini, un momento ritenuto da molti tra i più alti della sua filmografia, con un Terence Stamp in una delle sue migliori interpretazioni, e la fotografia straordinaria di Giuseppe Rotunno carica tutto l’episodio di inquietanti suggestioni oniriche. Da solo, “Toby Dammit” sarebbe un capolavoro. Unito agli altri due episodi serve a salvare “Tre passi nel delirio” dal dimenticatoio della pura e semplice curiosità.

Voto dell’autore:3.0 / 5

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