Two mothers - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

Two Mothers

RANKING
1841° su 2562 in Generale
185° su 241 in Sentimentale
20131 h 40 min
Trama

Inseparabili fin da bambine e cresciute come due sorelle, Lil e Roz vivono in perfetta simbiosi un rapporto d’amicizia praticamente esclusivo. I loro figli, Ian e Tom, ormai due ragazzi grandi e belli come degli dèi, sembrano quasi un’estensione delle madri, mentre i mariti, assenti o in verità tagliati fuori da questa sorta d’idillio personale, sono semplicemente un pezzo del puzzle da buttar via; soprattutto quando le due donne si avvicinano l’una al figlio dell’altra, in una relazione che si fa subito fin troppo passionale. Al riparo dallo sguardo degli estranei, sotto il sole di un paradiso balneare apparentemente senza tempo, il quartetto vive allora una storia fuori dall’ordinario, a cui soltanto la dura legge dell’invecchiamento potrà mettere fine…

Metadata
Regista Anne Fontaine
Titolo originale Adore
Data di uscita 17 Ottobre 2013
Nazione AustraliaFrancia
Durata 1 h 40 min
Attori
Cast: Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn, Sophie Lowe, Gary Sweet, Jessica Tovey, Alyson Standen, Dane Eade, Charlee Thomas, Scott Pirlo, Isaac Cocking
Trailer
Two mothers

Dopo “Coco avant Chanel” e “Il mio migliore incubo!”, la regista lussemburghese Anne Fontaine torna dietro la macchina da presa con “Two mothers”, abbandonando quindi il cinema nativo per girare un film interamente in lingua inglese. La pellicola, adattamento del romanzo breve di Doris Lessing “Le nonne”, è così ambientata in Australia, che con i suoi paesaggi magnifici infonde presto l’idea di un paradiso perduto, evocando al contempo, e non a caso, qualcosa di universale in cui il trascorrere dei giorni sembrerebbe non trovare spazio. In tale contesto, ogni riferimento geografico-temporale, sociale o culturale è perciò messo da parte, nel tentativo (vano) di veicolare un messaggio più complesso e utilizzare il racconto a mo’ di allegoria. Persino la scelta stilistica di ciascuna inquadratura, o ancora il lavoro di selezione dei costumi dei vari protagonisti, pare nascondere dietro di sé un che di appositamente generico e privo di dettagli specifici a cui aggrapparsi per poter collocare meglio la scena in una data temporalità.

Gli unici avvenimenti che ci viene concesso di conoscere sono infatti quelli legati al passare degli anni per le due biondissime protagoniste – Naomi Watts e Robin Wright – in una narrazione che per la sua intera durata lascia nello spettatore la sensazione di star guardando la trasposizione cinematografica di un racconto distopico sul genere di “Non lasciarmi” o del più recente “Womb”. Ma se tale sensazione ha il pregio di far funzionare la prima mezz’ora di film, in cui suggestione e curiosità vengono miscelate in un’unica mistura di impaziente e incalzante “sospensione”, superata quella si prosegue disattendendo appieno le aspettative dello spettatore tramite una sequenza infinita di cliché dialogici. Ciò che davvero non funziona in “Two mothers”, dopotutto, non è tanto la stoffa del romanzo breve di Doris Lessing, che almeno su carta – e specie con attrici del calibro di Naomi Watts e Robin Wright – avrebbe lasciato presagire parecchio materiale in più per una bella riflessione sui desideri latenti degli esseri umani e sull’invecchiamento in generale, quanto la stessa resa scenica di Anne Fontaine, e in particolar modo la sceneggiatura, riadattata del suo collaboratore Christopher Hampton (autore, fra l’altro, dello splendido “Le relazioni pericolose”).

Ciascun dialogo del film, in fondo, appare privarsi pian piano e sempre di più della sua dimensione psicologica più profonda, a scapito di una credibilità d’insieme ben lontana dalla sufficienza, e ciò proprio in un’opera in cui cui l’aspetto psicologico avrebbe dovuto emergere in misura maggiore, se pensiamo che la pellicola dovrebbe appunto veicolare un messaggio ipoteticamente potente. Ad aggravare la situazione sono poi gli innumerevoli minuti dedicati ai primi piani sofferti delle due attrici, che faticano a trovare la giusta serietà per ottenere una recitazione memorabile o quantomeno abbastanza ammirevole. Illogicamente sprecati, altresì e infine, il bravissimo attore australiano Ben Mendelsohn (“Animal Kingdom”) e il suo stesso personaggio – l’unico marito presente / assente del contesto, Harold, che sembra essere stato scritturato soltanto per riempire gli ulteriori vuoti contenutistici del copione.

Voto dell’autore:3.2 / 5

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