Un affare di famiglia - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.50/5

Un affare di famiglia

RANKING
20° su 2562 in Generale
6° su 732 in Drammatico
20182 h 01 min
Trama

In una piccola abitazione in Giappone vive una famiglia non proprio convenzionale, nella quale nessuno, tranne una coppia, è legato da una parentela. Osamu lavora in cantiere e si diletta a compiere furti, aiutato da un ragazzino di nome Shota, mentre la moglie dell’uomo, Nobuyo, è dipendente di una lavanderia. Infine ci sono Aki, una ragazza che si esibisce in un host club, e un’anziana signora che viene chiamata “nonna”. Una sera Osamu e Shota, tornando a casa, trovano una bambina sul balconcino di una casa, sola e infreddolita, e decidono di portarla con loro per offrirle cibo e riparo: un gesto che cambierà la vita e il destino della famiglia.

Metadata
Titolo originale Manbiki Kazoku
Data di uscita 13 Settembre 2018
Nazione Japan
Durata 2 h 01 min
Attori
Cast: Lily Franky, Sakura Ando, Mayu Matsuoka, Kirin Kiki, Jyo Kairi, Miyu Sasaki, Sosuke Ikematsu, Chizuru Ikewaki, Akira Emoto, Kengo Kora, Yôko Moriguchi, Yuki Yamada, Moemi Katayama, Naoto Ogata
Trailer
Un affare di famiglia

Hirokazu Koreeda è senza dubbio il regista dei rapporti familiari, di quelle famiglie che non devono necessariamente essere legate dal sangue, che si possono anche disgregare e ricomporsi in altre forme, facendosi trascinare dal “mondo”, così come direbbe il padre dei due bambini di “I wish” (2011), i quali a causa della separazione dei genitori si sono dovuti dividere, dando vita a due nuovi nuclei familiari. Quel legame di sangue che Koreeda ha già trattato in diversi film, come “Nessuno lo sa” (2004), “Little sister” (2015) o l’emblematico “Father and son” (2013), torna ora a farsi presente per farsi distruggere ancora, anche se questa volta in maniera più ambigua. In “Un affare di famiglia”, infatti, i personaggi sono uniti da motivi di affetto e aiuto reciproco, come in una reale famiglia, ma anche da una buona dose di convenienza, tipica della società giapponese, che spesso si basa sui rapporti economici e professionali. Koreeda, come è solito fare, decide di chiudere questi personaggi nel piccolo spazio della casa, li mette in costante contatto tra loro, ci fa percepire i loro sentimenti, enfatizzando il tutto grazie a delle inquadrature molto strette. All’esterno, invece, il mondo gira intorno a delle difficili condizioni lavorative, all’opportunismo della gente e al furto che diventa una sorta di rito, propiziato anche da un gesto ricorrente con le mani.

Si tratta di un film di estrema sensibilità, che raccoglie i piccoli movimenti, le singole azioni, i gesti, appunto, con la macchina da presa quasi sempre fissa: è ciò che caratterizza il genere dedicato ai drammi della piccola borghesia, che già dagli anni ’30 aveva successo grazie alla produzione di Yasujiro Ozu. Ma “Un affare di famiglia” tratta anche temi sociali, come già il regista aveva fatto in “Nessuno lo sa”, denunciando l’assistenza sociale in Giappone che può portare dei bambini, figli della stessa madre ma non dello stesso padre, a rimanere segregati in un appartamento dopo essere stati abbandonati dalla figura materna, e tutto questo per paura di essere separati. Si mantiene un segreto, quindi, così come lo si mantiene in “Un affare di famiglia”: una famiglia non dichiarata, un ragazzino che non è figlio di nessuno, una bambina portata via dalla sua casa per farla stare meglio, creando un dubbio morale che aleggia per buona parte del film. Tutto questo deve rimanere un segreto racchiuso nella loro casa, che diventa come un fortino con porte secondarie, armadi per dormire e altri spazi ancora più nascosti, per raggiungere i quali bisogna scavare nel profondo.

Una commedia, un dramma, un documentario sociale, un thriller: questo è il nuovo lavoro di Koreeda, reso ancora più speciale dall’interpretazione di due attori incredibili come Lily Franky e Kirin Kiki, che hanno dato tanto al cinema dell’autore giapponese e non solo. E il ricordo di Kirin Kiki, scomparsa poco dopo l’uscita di “Un affare di famiglia”, rimarrà impresso in questo film come in tanti altri. Il personaggio che interpreta, la nonna, è quello che più di tutti è in grado di tenere unita la famiglia: senza di lei tutto rischia di crollare. Il cinema di Koreeda, però, non crollerà e continuerà a offrirci racconti magnifici come questo, in grado di portarlo a ottenere grandi premi, come la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018, ma soprattutto una vasta considerazione in tutto il mondo. E quel balconcino in cui la piccola Yuri soffriva il freddo e cercava aiuto è il simbolo di un ostacolo che si può ricollegare alla vita in una famiglia che non dà affetto. Koreeda con quest’opera ci vuole dimostrare che non si è madri solo perché si partorisce, non si è genitori solo perché si concepisce, ma si è famiglia quando ci si ama.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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