Un enfant de toi - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.33/5

Un enfant de toi

RANKING
88° su 2562 in Generale
6° su 241 in Sentimentale
20122 h 20 min
Trama

Aya e Louis hanno una bambina di sette anni, Lina, e pur essendo separati continuano a frequentarsi, consapevoli dell’attrazione latente che li lega l’uno all’altra. Aya nel frattempo convive con Victor, con il quale progetta di mettere al mondo un altro figlio, mentre Louis ha una relazione senza impegno con Gaëlle. Victor, tuttavia, non tarda ad accorgersi del riavvicinamento fra Aya e Louis…

Metadata
Regista Jacques Doillon
Titolo originale Un enfant de toi
Data di uscita 23 Settembre 2020
Nazione Francia
Durata 2 h 20 min
Trailer

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Un enfant de toi

Una delle peculiarità distintive di un intero filone del cinema d’autore francese è la sua formidabile capacità di rappresentare le relazioni affettive, utilizzando un approccio squisitamente realistico e dedicando un’impeccabile attenzione ai dettagli psicologici e alle innumerevoli sfumature che compongono lo spettro delle nostre emozioni. Il suddetto filone ha il proprio nume tutelare in uno dei maestri della Nouvelle Vague, il grande Eric Rohmer, al quale si è ispirata (più o meno consapevolmente) tutta una successiva generazione di cineasti, fra i quali possiamo includere anche Jacques Doillon. Attivo sulla scena fin dai primi Anni ’70, il regista de “Le petit criminel” ci regala, con “Un enfant de toi”, un piccolo capolavoro: un autentico gioiello di grazia e di finezza, degno del miglior cinema rohmeriano, che si dipana lungo due ore e venti di durata con disinvolta leggerezza, riuscendo a coinvolgere e ad affascinare lo spettatore per ogni singolo minuto in maniera intima e sorprendente.

L’intreccio di “Un enfant de toi”, suddiviso in tre capitoli corredati di opportune didascalie (altro elemento proprio di Rohmer), ruota attorno ad un classico triangolo amoroso, complicato tuttavia da ulteriori elementi. Aya (Lou Doillon, figlia del regista e dell’attrice Jane Birkin) convive con Victor (Malik Zidi), ma è ancora legata al suo ex-compagno Louis (Samuel Benchetrit), che è tuttora innamorato di lei; si inseriscono nell’equazione di questo “triangolo” anche Gaëlle (Marilyne Fontaine), l’attuale fidanzata di Louis, e Lina (Olga Milshtein), una vivacissima bambina di sette anni, figlia di Aya e Louis, la quale si interroga con sguardo curioso – e con lieve malizia – sulla natura del rapporto fra i propri genitori, al punto da costituire per loro una sorta di “giudice morale” in miniatura, pronta a coglierne le contraddizioni e le infedeltà. Contraddizioni che, del resto, corrispondono all’eterna incertezza delle passioni umane, volubili per natura e soggette a forze difficili da governare mediante la razionalità; come succede ad Aya, divisa fra un nuovo progetto di vita accanto a Victor e il desiderio di tornare insieme a Louis.

A conferire a questa girandola tipicamente rohmeriana uno straordinario senso di realtà è l’eccellente messa in scena di Doillon, basata su un rigoroso naturalismo (con una totale assenza di musiche extra-diegetiche). La macchina da presa segue i personaggi fra ambienti domestici, giardini pubblici e camere d’hotel, soffermandosi sui piccoli gesti e sui segnali del corpo, e adoperando i primi piani per mettere ancor più in luce la mutevolezza degli stati d’animo. Quasi ogni scena è giocata sui dialoghi fra due o tre personaggi (salvo la sequenza della cena a casa di Aya e Victor, alla quale partecipano tutti e cinque i comprimari), secondo le regole di un “cinema di parola” in cui la sceneggiatura resta il motore narrativo fondamentale. Tuttavia, ciò che rende “Un enfant de toi” un’assoluta perla è anche la direzione degli attori, a dir poco perfetti: con una menzione speciale, oltre alla bravissima Lou Doillon, per l’incantevole Olga Milshtein, attrice in erba di strepitosa bravura (da mettere a confronto con la bambina protagonista di “Ponette”, altro caposaldo della produzione di Doillon).

Fra i numerosi momenti memorabili del film, a strappare allo spettatore un sorriso di divertita complicità è quello in cui Lina, con apparente innocenza, smaschera la “tresca” fra il padre e la madre al cospetto di Victor, in una scena al contempo drammatica ed esilarante. Ma va ricordata anche la meravigliosa parte finale, che rende omaggio a “La maman et la putain” di Jean Eustache con l’immagine di Aya, Louis e Victor insieme nello stesso letto (ma con un giocoso candore per cui il sesso è tenuto in sordina); ed a “I quattrocento colpi” di François Truffaut, con l’epilogo sulla spiaggia che non chiarisce tutti i dilemmi dei personaggi, ma conclude su una nota di (precaria?) serenità familiare questa deliziosa commedia dei sentimenti in cui il pubblico è continuamente chiamato a riconoscersi, ad “entrare” nella storia per condividere emozioni e dubbi dei personaggi. Come solo il grande cinema è in grado di farci fare.

Voto dell’autore:4.3 / 5

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