Una donna fantastica - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

Una donna fantastica

RANKING
581° su 2323 in Generale
242° su 660 in Drammatico
20171 h 40 min
Trama

Marina Vidal è una giovane donna legata sentimentalmente a Orlando, un uomo di vent'anni più grande. La sua fragile felicità si interrompe la sera in cui il suo grande amore, muore all'improvviso: da quel momento la natura transgender di Marina la metterà di fronte ai pregiudizi della società in cui vive. La donna è però forte e coraggiosa e si batterà con tutta se stessa per difendere i propri sentimenti e la propria identità.

Metadata
Titolo originale Una mujer fantástica
Data di uscita 19 ottobre 2017
Nazione CileSpagnaGermaniaStati Uniti
Durata 1 h 40 min
Trailer

Mentre la Gloria del film del 2013 balla e sorride sulle note della famosa canzone omonima di Umberto Tozzi, liberando l’energia di una donna quasi sulla sessantina travolta dalla bellezza della vita, Marina Vidal è in lotta, è arrabbiata e può contare sull’intensità grezza dei suoi giovani anni. Sono due storie diverse quelle raccontate dal regista Sebastián Lelio, già conosciuto per “La sagrada familia” (2006) e “Navidad” (2009), ma in entrambi i casi si avvalgono di strutture narrative incentrate sulla bellezza dell’essere e del sentirsi donna ai giorni nostri, nelle nostre società e in particolare in quella cilena, da cui il regista proviene. Sulle note di “(You Make me feel like) A natural woman” Marina, il cui nome maschile verrà pronunciato una sola volta nel corso del film, guida verso l’incontro che avrà con l’ex moglie del suo compagno Orlando, appena defunto. La voce della protagonista che canta sulle note del brano scritto da Carole King potrebbe sembrare un cliché: una transgender in lotta con il proprio corpo biologico e che cerca di sentirsi una donna nel modo più naturale possibile.

Ma non si tratta solo di questo: Lelio si addentra, così come aveva fatto con Gloria, nella testa di Marina, cercando di farne emergere paure, angosce e tensioni emotive. Vuole svelare il nocciolo della sua femminilità e metterlo a contatto con gli occhi degli altri personaggi, della società e dello spettatore, per sperimentare quali possano essere le diverse reazioni, quale tipo di empatia possa scaturire da un contatto così delicato. Quando Marina canta il pezzo di Carole King lo fa perché sa che sta per incontrare un’altra donna, quella che il suo compagna ha amato una volta e che ha lasciato: una donna che è naturalmente femmina, a differenza sua. Ma cosa vuol dire essere donna? Il regista gioca sul concetto di riflesso e di specchio, un po’ come Alfred Hitchcock con la sua Madeleine ne “La donna che visse due volte”, anche se di questi espedienti non ce n’è quasi bisogno: bastano gli occhi dei personaggi che circondano Marina per capire che la vera battaglia non è tanto una lotta interna, lo scontro tra l’essere uomo e il sentirsi donna. La vera battaglia è quella contro una società che fatica ad accettare e che disprezza con sguardo altezzoso ciò che non riesce a riconoscere, con il solo scopo di sfogarsi su capri espiatori.

Nonostante ciò Marina tiene la testa alta e controlla impeccabilmente le emozioni che vibrano nei propri occhi. Così fa sentire tutti dalla parte del torto: coloro che non digeriscono il suo essere poliedrica e ibrida, una chimera affascinante dalla voce bellissima, che di umano e femminile ha proprio tutto, soprattutto il cuore. La performance di Daniela Vega è perturbante: lasciano di stucco i momenti di puro e freddo coraggio, mentre quelli più intimi emozionano per delicatezza e silenzio. La verità è che la trama in sé racconta abbastanza poco, proprio perché è la protagonista a raccontare tutto. Da lei partono tanti quesiti: che significato ha il “diverso” per noi e perché lo temiamo così tanto da farcelo nemico? Un’ultima domanda riguarda invece il regista stesso e il suo intento di creare un film che definisce “trans-genere”: la difficoltà nel trattare un tema così delicato si avverte soprattutto nel rischio di cadere nei soliti cliché. Sebastián Lelio li aggira, a volte sfiorandoli – si pensi per esempio alla scena in cui Marina si vede riflessa in una lastra a specchio trasportata lungo la strada – e a volte proponendoli con efficaci tocchi estetici, sebbene sul piano narrativo rimanga qualche nodo da districare. L’empatia creata con Gloria rimane insuperabile; Marina in compenso ci si avvicina, perché anche lei è una donna dal fascino magnetico.

Voto dell’autore:3.9 / 5

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  • diego

    Marina e Orlando si amano. Come si amano molte coppie nel mondo, nel modo più vero, nel modo più normale. E come a volte succede, un imprevisto, un battito di ali, un colpo di vento e dal nulla tutto si spezza e uno dei due improvvisamente se ne va, ci lascia, muore. Per chi resta oltre al dolore ed alla sofferenza non resta altro da fare che la cosa più naturale di questo mondo, portare l’ultimo saluto alla persone tanto amata, ma non per tutti è una cosa così facile. Sebastian Lelio con “Una donna fantastica” ci racconta una storia di intolleranza di non accettazione e per certi versi di odio. Di odio verso il diverso verso quello che non capiamo è quello che non accettiamo. E lo fa in modo semplice asciutto e lineare mettendoci in faccia i pensieri, i sentimenti dei vari personaggi in modo diretto, senza troppi giri di parole, senza voler eccedere nella retorica e nel melodramma. La sceneggiatura è lineare, senza particolari sconvolgimenti nel suo sviluppo. Tutto ruota intorno al personaggio di Marina, magistralmente interpretato da una fantastica Daniela Vega, costruito in modo vero, in modo “normale” come normale è lei è come veri erano i suoi sentimenti. L’opera alla fine scivola via in modo schietto senza mai appesantirsi e senza mai appesantire lo spettatore, regalando spunti e riflessioni su di una società non semplice, a volte non pronta ma che dovrà accettare è che dovrà capire che prima dell’egoismo e prima della vergogna ci sono i sentimenti delle persone che amano altre persone. voto 4/5