Un'altra donna - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.13/5

Un'altra donna

RANKING
236° su 2562 in Generale
97° su 732 in Drammatico
19881 h 21 min
Trama

Marion è una docente di filosofia che ha da poco superato la cinquantina ed è sposata con Ken, uno stimato medico. Per scrivere in tranquillità il suo nuovo libro, Marion prende in affitto un appartamento nel cuore di Manhattan; ma attraverso la grata dell’impianto di areazione la donna riesce a sentire le voci provenienti dallo studio dello psicanalista nella casa accanto, e ne rimane profondamente colpita…

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale Another Woman
Data di uscita 9 Dicembre 2019
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 21 min
Attori
Cast: Mia Farrow, Gena Rowlands, Ian Holm, Blythe Danner, Gene Hackman, Betty Buckley, Martha Plimpton, John Houseman, Sandy Dennis, David Ogden Stiers, Philip Bosco, Harris Yulin, Frances Conroy, Fred Melamed, Kenneth Welsh, Dana Ivey, Alice Spivak, Josh Hamilton
Trailer

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Un'altra donna

Dopo “Interiors” (1978) e “Settembre” (1987), Woody Allen scrive e dirige il suo terzo film di genere drammatico: “Un’altra donna”, uno straordinario ritratto femminile ispirato al cinema di Ingmar Bergman (con particolare riferimento ai suoi capolavori “Il posto delle fragole” e “Persona”). Pellicola matura e intimista, ricca di sottotesti e di sottili sfumature psicologiche, “Un’altra donna” è incentrato sulla figura di Marion, una professoressa di filosofia cinquantenne magistralmente interpretata dalla grande Gena Rowlands, alla quale Allen affida uno dei ruoli più belli e complessi nella sua carriera d’attrice.

Intellettuale affermata e in apparenza soddisfatta anche dal punto di vista personale, Marion si ritrova per puro caso ad ascoltare frammenti della conversazione privata fra uno psicanalista e una sua paziente (Mia Farrow), una donna incinta in preda a una grave crisi depressiva. L’automatico processo di identificazione di Marion nei confronti dell’“altra donna” farà riemergere in lei pensieri e sentimenti rimossi da tempo, costringendola a tracciare un lucido bilancio esistenziale non privo di delusioni e di rimpianti. Allen costruisce il film attraverso una serie di episodi in cui Marion, di volta in volta, ha modo di confrontarsi (nella realtà oppure soltanto nella sua immaginazione) con le persone più importanti della propria vita; incluso il marito Ken (Ian Holm), che a differenza di lei sembra essersi rassegnato al fatto che la passione del loro ménage si sia ormai spenta del tutto.

Ma il confronto più importante, per Marion, è quello con se stessa e con la persona che è oggi: un confronto reso possibile grazie al rispecchiamento fra lei e Hope, la donna incinta insieme alla quale si ferma a contemplare la copia di un quadro di Gustav Klimt, “Speranza” (una speranza che coincide proprio con la maternità). La profonda sofferenza di Marion, originata dalla coscienza di aver sempre sacrificato le proprie emozioni, è anche il primo passo di un percorso di pacificazione che conduce forse ad una nuova serenità; così, l’ineluttabile amarezza di questa spietata auto-analisi è stemperata nell’epilogo da uno spiraglio di ottimismo, che indurrà Marion a chiedersi se un ricordo è “qualcosa che hai o qualcosa che hai perduto”. La fotografia di Sven Nykvist, storico collaboratore di Bergman, dipinge con morbidezza i toni autunnali di New York, mentre la regia asciutta e misurata di Allen favorisce la partecipazione dello spettatore alle segrete inquietudini della sua protagonista.

Voto dell’autore:4.2 / 5

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