Vampyr - Il vampiro - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.37/5

Vampyr - il vampiro

RANKING
64° su 2562 in Generale
5° su 113 in Horror
19321 h 23 min
Trama

Allan Grey si ferma per una notte in una locanda e conosce uno strano vecchio che gli lascia un incartamento da leggere dopo la propria morte. Ripreso il viaggio, Allan giunge al maniero dell'anziano personaggio e diviene effettivo testimone della sua morte. Letto il manoscritto, così, scopre l'esistenza di una vampira, Marguerite Chopin, che infesta la regione.

Metadata
Regista Carl Th. Dreyer
Titolo originale Vampyr - Der Traum des Allan Grey
Data di uscita 23 Settembre 2020
Nazione GermaniaFrancia
Durata 1 h 23 min
Trailer

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Vampyr - Il vampiro

Capolavoro di Carl Theodor Dreyer del 1932, “Vampyr – Il vampiro” è liberamente ispirato a “Carmilla” e ad altre novelle di Joseph Sheridan Le Fanu, diversamente dai precedenti “Dracula” di Tod Browning e “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau, di tematica omonima, ma tratti da Bram Stoker. Reduce dall’insuccesso commerciale de “La passione di Giovanna d’Arco” (1928), Dreyer riesce a far uscire “Vampyr” grazie al mecenatismo del barone Nicolas Louis Alexandre de Gunzburg, meglio noto con lo pseudonimo di Julian West, a cui affida tra l’altro il ruolo del protagonista Allan (David nella versione italiana) Grey. Presentato a Berlino il 6 maggio del 1932, “Vampyr” fu un insuccesso di pubblico e di critica, il che è comprensibile se si pensa alla sua disorientante complessità: realtà e sogno, soprannaturale e naturale scivolano infatti gli uni negli altri senza soluzione di continuità, cosicché allo spettatore è richiesto di abbandonarsi senza riserve e di identificarsi nel viaggio agli inferi di Allan Grey.

“Vampyr” rappresenta un caso quasi isolato nella storia del cinema, viaggiando a cavallo tra espressionismo poetico e horror fantastico: ne deriva un fascinosissimo labirinto onirico ed esistenziale, in cui Dreyer unisce i contrasti di luci ed ombre tipici dell’espressionismo tedesco ad una connotazione spirituale, quasi metafisica, del mondo delle tenebre, che denota il profondo intimismo del suo stile. Il mito del vampiro è celebrato e raccontato attraverso un linguaggio marcato, gelido, straniante e sorretto da una tecnica sopraffina: soggettive, luci e ombre, movimenti sinuosi della macchina da presa, montaggio incrociato, inquadrature sfumate degli esterni confluiscono al raggiungimento cerebrale ed emotivo dell’orrore oscuro, dell’ignoto, dell’immortale leggenda che lambisce ogni paura ancestrale. Pur mantenendo inoltre molti stilemi del cinema muto, “Vampyr” introduce al contempo un sonoro rado e misurato, che fa da contrappunto alle numerose didascalie (si tratta infatti del primo film sonoro di Dreyer); la narrazione, invece, segue una logica onirica, così il protagonista sembra muoversi come un sonnambulo immerso in un’atmosfera incerta e inquietante, “dove l’immagine non testimonia mai un mondo reale” (Paolo Mereghetti).

Gran parte del fascino di “Vampyr” è però da attribuire a due infrazioni alle regole del genere orrorifico: l’ambientazione in luoghi aperti e alla luce diurna e il prevalere del bianco sul nero (splendido, a tal proposito, è lo spettrale bianco e nero del grande Rudolph Matè). Ma “Vampyr” può definirsi anche l’essenza di tutto il cinema sui vampiri, dando origine a situazioni assurte ad emblema della cinematografia gotica e fantastica: la chiave che gira nella porta, le ombre che si staccano dai corpi, l’incubo del protagonista in cui sogna la sua sepoltura e vede in soggettiva l’interno della bara (una delle scene più famose della storia del cinema), l’uomo con la falce in spalla che vuole traversare il fiume e l’insegna con un angelo che sormonta la locanda, l’uccisione del non-morto… Il film fu edito in tre versioni, tedesca, francese e inglese; tutte le scene con dialoghi furono girate tre volte, cosicché gli attori potessero mimare nelle tre lingue. Le tre bande sonore (con musiche, suoni e dialoghi) furono sincronizzate successivamente da Dreyer e dal suo assistente Børge Nielsen. La critica più recente ha riconosciuto nel film il punto di svolta nell’evoluzione di Dreyer, tanto psicologica (Maurice Drouzy) quanto stilistica e narrativa (David Bordwell, Edvin Kau).

Voto dell’autore:4.8 / 5

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