Voci dal silenzio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.00/5

Voci dal silenzio

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327° su 2562 in Generale
10° su 71 in Documentario
20180 h 53 min
Trama

Un viaggio lungo la penisola italiana per raccontare l'esperienza eremitica. Storie di uomini e di donne che cercano di recuperare il senso profondo di sé e della vita attraverso un percorso intimo e solitario.

Metadata
Titolo originale Voci dal silenzio
Data di uscita 10 Settembre 2018
Nazione Italia
Durata 0 h 53 min
Attori
Cast: —
Trailer
Voci dal silenzio

Due giovani cineasti, Alessandro Seidita e Joshua Walhen, un camper, macchina da presa, microfono e una mappa, allestita con consigli e dritte del fotografo Federico Tisa, che li ha anticipati e guidati con la sua raccolta di fotografie “Visita Interiora Terrae”, con articoli, documentazione e voci popolari sugli eremi ed eremiti italiani. L’impresa di “Voci dal silenzio”, super-indipendente, più personale che professionale, è già alla base ardua e paradossale: filmare i volti e raccogliere le testimonianze di alcuni eremiti italiani, di chi quindi ha deciso volutamente di allontanarsi dalla civiltà e dalla società per cercare la solitudine, il raccoglimento interiore, praticare una vita contemplativa ed ascetica a contatto con la natura e la bellezza. “Solitudine e isolamento sono due parole diverse” dice padre Giancarlo Bruni, spiegando come la solitudine sia una condizione dell’animo, ma non permanente, una ricerca interiore di silenzio che ognuno può praticare quotidianamente, volta a capire se stessi per amare se stessi, perché solo amandosi si può di conseguenza amare l’altro. L’eremita con la sua solitudine cerca di aprirsi all’altro: qui risiede il paradosso. I due autori si sono avvicinati a queste realtà in punta di piedi, rispettando il silenzio e i ritmi degli ambienti e delle persone.

Non troverete in questo documentario molti campi lunghi, ma bensì, più frequenti, primissimi piani di volti, alcuni giovani altri più vecchi, femminili o maschili, con barbe lunghe e trascurate o corte e più curate; o troverete particolari degli occhi di queste persone, capaci sempre di raccontare al di là delle parole, o di confermare quanto detto dalle parole. Sono queste le coordinate stilistiche privilegiate dagli autori al fine di intercettare un terreno di incontro tra vite, filosofie, idee, diverse: differenze che si incontrano in una ricerca dell’Infinito, laddove, come insegna la geometrica ipotetica, anche due rette parallele possono incontrarsi. Le esperienze fotografate, di fatto, sono molteplici: la maggior parte di natura e origine religiosa, ma c’è anche l’eremita che si professa ateo, un altro che abbraccia il credo buddhista e all’alba fa il saluto al sole; ci sono quelli più istruiti, con alle spalle tanti corsi di studio, e lo si capisce anche dalla loro chiarezza espositiva e dalla profondità del loro pensiero, e ci sono quelli più ignoranti, che non parlano ma testimoniano con pochi semplici gesti di abitare le medesime profondità. Ad accomunarli un linguaggio universale, lo stesso parlato dalla natura che circonda le loro abitazioni (in legno o pietra, più o meno dimesse, più o meno ordinate): la bellezza. E c’è chi la tocca con le mani, chi l’accarezza, c’è chi si è sentito chiamato dalle pietre di un rudere da dover riedificare, c’è chi preferisce lasciar parlare i fiori. Una bellezza evocata e lodata con una preghiera incessante, “che c’è sempre anche quando non ce ne accorgiamo”, dice fra Cristiano, che è “come il respiro vitale”, racconta suor Paola mentre dipinge le sue icone.

“Voci dal silenzio” non è un ricettacolo di storie personali: il primo montato, dove gli eremiti raccontavano la loro vita precedente, il loro arrivo a quella condizione di solitudine, è stato completamente cestinato. L’intento del documentario non è far emergere il singolo o di restituire allo spettatore il fascino di queste figure singolari, elevandole ad una forma di ammirazione sterile; ma quello, che poi è il prodotto finale, di creare una voce quasi unica, di una comunità, di una collettività, e di intercettare dubbi, ma anche e soprattutto tensioni spirituali, che appartengono ad ognuno. Non le cause quindi, ma lo scopo. Non il personaggio, ma la persona. Non il frate, la suora, l’ateo o il buddhista, ma l’uomo. Un’umanità che cambia, che interagisce nella solitudine, che si incontra, che parla il linguaggio universale della bellezza. Capace ancora di meravigliarsi. E di entrare dentro se stessa, per scoprire l’altro; attraverso le parole dette o quelle mute della preghiera e dell’arte praticata dagli eremiti (alcuni sono pittori, altri scultori). Oppure come Franco, vecchio e gobbo, che sale le scale scricchiolanti del suo eremo instabile, si tira su i jeans un po’ larghi, si appoggia per un attimo alla balaustra per contemplare la natura, prima di raggiungere la sua camera da letto priva di pareti, per non avere barriere tra sé e la natura. Senza una parola.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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