What we do in the shadows - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.80/5

What we do in the shadows

RANKING
728° su 2562 in Generale
27° su 126 in Fantastico
20141 h 25 min
Trama

Un gruppo di “ragazzi” condivide un grosso e antico appartamento a Wellington. Hanno tutti in comune il fatto di essere vampiri: da Viago, dandy ingessato di 300 anni, a Petyr, vampiro di 8000 anni che pare un decrepito Nosferatu, il gruppo è estremamente eterogeneo ma unito, almeno fino a quando Petyr non vampirizza per errore l’umano Nick. Il ragazzo, giovanissimo, si ripresenta in veste di vampiro e, inserendosi forzatamente nel gruppo, ne sconvolgerà gli equilibri.

Metadata
Titolo originale What we do in the shadows
Data di uscita 27 Giugno 2019
Nazione Nuova Zelanda
Durata 1 h 25 min
Trailer

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What we do in the shadows

Dopo “The Babadook”, un altro horror atipico si fa largo nel fitto concorso del 32° Torino Film Festival: ma “What we do in the shadow” non è un horror qualsiasi, bensì un mockumentary sulla figura più saccheggiata dell’universo orrorifico, il vampiro. I neozelandesi Jemaine Clement e Taika Waititi ne rileggono gli stereotipi in salsa finto-documentaristica e, pur senza sfociare quasi mai nella parodia esplicita, regalano grasse (e sanguinose) risate. Il film parte con un compromesso inevitabile per lo spettatore: ci chiede di sorvolare sulle ragioni per cui una troupe di cameraman dovrebbe decidere di rischiare la vita trascorrendo giorno e (sopratutto) notte in un appartamento popolato da vampiri. Spesso i succhiasangue protagonisti si dimenticano della nostra esistenza (in chiave di spettatori / cameraman) e questo rende l’artificio del mockumentary un po’ forzato; ma visto il risultato, in termini di qualità e divertimento, si può anche sorvolare su questa mancanza. L’indubbia forza di “What we do in the shadow” consiste nella capacità di rileggere tutti i cliché e i “topos” del genere in chiave quotidiana, disinnescando in maniera beffarda la poetica del non-morto più romantico per eccellenza.

Ad esempio, il rigido dettame secondo cui un vampiro deve per forza essere invitato per entrare in un luogo assume una nuova, prosaica luce quando l’invito in questione è quello del buttafuori di un locale esclusivissimo e inaccessibile. I problemi dei vampiri, insomma, sono poi quelli che tutti noi “umani” ci ritroviamo ad affrontare durante la nostra noiosa vita mortale: i piatti da lavare, le convenzioni sociali da rispettare, la ricerca di una strada più facile verso il successo. Nulla di originalissimo, d’accordo, ma messo in scena in maniera genuina e indubbiamente spassosa: i vampiri della porta accanto di Clement e Waititi sono goffi, ridicoli ma credibili al tempo stesso, come può esserlo una banda di ragazzacci un po’ “alternativi” ma sotto sotto disposti a tutto pur di essere accettati. Gustoso, camp e genuino come il sangue di una vergine, “What we do in the shadow” è apprezzabile anche per la cura profusa nei dettagli: gli intermezzi con le finte incisioni antiche che illustrano le varie tipologie di vampiro sono una chicca imperdibile, e persino i titoli di coda sono da vedere. Il film di Clement e Waititi non cambierà il genere, ma ai tempi di “Twilight” e “True blood” scoprire che si può ancora parlare di vampiri al cinema con consapevolezza e smaliziata intelligenza è tutto sangue… ops, grasso che cola.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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