Breve descrizione del genere Drammatico

Scheda film

Il genere drammatico in campo cinematografico racchiude un’immensa quantità e varietà di pellicole, accomunate da uno stile e da temi più “seri” rispetto al genere opposto della commedia (spesso addirittura con elementi tragici), e dall’approfondimento della personalità, delle emozioni e delle motivazioni alla base dei comportamenti dei personaggi e delle loro reciproche relazioni. Il dramma è dunque un genere che presenta spesso degli aspetti intimisti, con un interesse per la descrizione psicologica dei protagonisti e per la loro evoluzione nel corso della trama. I film drammatici si suddividono in un’ampia serie di sottogeneri, a seconda delle caratteristiche specifiche delle singole pellicole.

Nel cinema americano, i maggiori registi drammatici dell’epoca del muto sono stati David Wark Griffith (Nascita di una nazione, Intolerance) e Friedrich Wilhelm Murnau (Aurora). Dopo l’enorme successo del kolossal Via col vento di Victor Fleming nel 1939, nel corso degli Anni ’40 e ’50 il genere drammatico ha raggiunto alcuni dei suoi più alti risultati grazie alle opere di John Ford (Furore, Com’era verde la mia valle), William Wyler (La signora Miniver, I migliori anni della nostra vita), Billy Wilder (Giorni perduti, Viale del tramonto), Elia Kazan (Barriera invisibile, Un tram che si chiama desiderio, Fronte del porto) e George Stevens (Un posto al sole, Il gigante), ed a capolavori come Quarto potere di Orson Welles, Casablanca di Michael Curtiz, Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz e Da qui all’eternità di Fred Zinnemann.

Dopo le pellicole Vincitori e vinti, Il buio oltre la siepe e il kolossal Il dottor Zivago di David Lean, a partire dalla seconda metà degli Anni ’60 il cinema americano è entrato in una nuova fase segnata da un profondo realismo nello stile e nei contenuti, e da uno sguardo più amaro e disincantato sulla società contemporanea. Questo straordinario sviluppo del genere drammatico è stato inaugurato da film quali Chi ha paura di Virginia Woolf?, Gangster Story e Un uomo da marciapiede, per proseguire poi negli Anni ’70 all’interno del filone della New Hollywood grazie a registi come Stanley Kubrick (Arancia meccanica, Barry Lyndon), Francis Ford Coppola (la saga de Il Padrino), Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo), Sidney Lumet (Quel pomeriggio di un giorno da cani, Quinto potere), Robert Altman (Nashville), Alan J. Pakula (Tutti gli uomini del presidente), Martin Scorsese (Taxi driver) e Michael Cimino (Il cacciatore).

Nei decenni successivi, il cinema americano ha assistito al clamoroso successo del melodramma familiare, da Kramer contro Kramer a Gente comune a Voglia di tenerezza, e di titoli che hanno saputo coniugare il cinema d’autore con il favore del pubblico (spesso grazie alla presenza di famosi divi nel cast); appartengono a tale categoria film da Oscar quali Rocky, Amadeus, La mia Africa, Rain man, Forrest Gump, Il paziente inglese ed il fortunatissimo kolossal Titanic, oltre a titoli più recenti come American beauty, A beautiful mind, Il pianista e The millionaire. Tra i più apprezzati registi contemporanei del genere drammatico emergono in particolare Steven Spielberg (Il colore viola, Schindler’s list), Oliver Stone (Nato il quattro luglio) e Clint Eastwood (Mystic River, Million dollar baby). Per quanto riguarda il cinema britannico, vanno ricordati la produzione di Laurence Olivier, autore ed interprete di Amleto e di altre celebri riduzioni dei drammi shakespeariani, e nei decenni successivi il film sportivo Momenti di gloria, i drammi psicologici di Joseph Losey (Il servo) e gli adattamenti letterari realizzati da James Ivory (Casa Howard, Quel che resta del giorno).

In Francia, il cinema drammatico ha raggiunto il suo apice grazie a Jean Renoir (La grande illusione), ma ha conosciuto un rinnovato successo dalla fine degli Anni ’50 grazie al fenomeno della Nouvelle Vague, attraverso registi quali François Truffaut (I quattrocento colpi), Alain Resnais (Hiroshima mon amour) e Jean-Luc Godard (Fino all’ultimo respiro). Nel cinema spagnolo, i due maggiori registi drammatici sono Luis Buñuel (Bella di giorno) e Pedro Almodóvar (Tutto su mia madre), mentre per la Germania va citato il maestro dell’espressionismo Fritz Lang (Metropolis, M – Il mostro di Dusseldorf). I principali esponenti del dramma nel cinema giapponese sono stati Kenji Mizoguchi (Amanti crocifissi) e Akira Kurosawa (I sette samurai, Rashomon, Ran). Per il Nord Europa, il più significativo regista drammatico è lo svedese Ingmar Bergman, autore di capolavori intimisti e ricchi di simbolismi quali Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Sussurri e grida e Fanny e Alexander. Per l’Europa dell’Est, invece, va menzionato il regista polacco Krzysztof Kieslowski per la sua trilogia dei Tre colori.

Nel cinema italiano, il genere drammatico ha avuto il suo periodo di massima fioritura dalla metà degli Anni ’40, con la nascita del neorealismo e l’affermazione di Roberto Rossellini (Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero) e Vittorio De Sica (Sciuscià, Ladri di biciclette, Umberto D). In seguito, negli Anni ’50 e ’60 sono giunti alla ribalta internazionale registi come Luchino Visconti (Ossessione, Senso, Rocco e i suoi fratelli), Michelangelo Antonioni (L’avventura), Francesco Rosi (Salvatore Giuliano), Marco Ferreri (Dillinger è morto), Ettore Scola (Una giornata particolare) e soprattutto Federico Fellini (La strada, La dolce vita, 8½), geniale cineasta dallo stile onirico e surreale. Tra i più noti film drammatici di registi italiani, hanno riscosso un ampio successo in tutto il mondo anche Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, C’era una volta in America di Sergio Leone, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, La vita è bella di Roberto Benigni e Gomorra di Matteo Garrone.

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