"Agnus Dei": l'edizione Dvd del film di Anne Fontaine

CG Entertainment distribuisce in Dvd Agnus Dei, ultimo film in ordine di tempo della regista Anne Fontaine, che arriva dopo Gemma Bovery: presentato in selezione ufficiale al Sundance Film Festival nel 2016, Agnus Dei (ispirato ad un fatto storico realmente accaduto) è un’opera viva e vibrante che ha riscosso giudizi positivi da larga parte della critica, estesi poi tra il pubblico alla sua uscita in sala (in Italia grazie a Good Films). L’opera della Fontaine parla con voce tenue ma lo fa in modo diretto, senza scadere nella superficialità, e affronta con coraggio temi di non facile apporto con misura, discrezione e libertà espressiva: sensazioni di conforto che offrono innanzitutto “ospitalità” allo spettatore, senza precludergli di fatto riflessioni importanti e durature.

 

 

Siamo in Polonia, anno 1945. La macchina da presa della regista francese ci porta dentro un convento di suore. Fuori la guerra e le sue ferite; dentro, all’apparenza, le simmetrie perfette della struttura architettonica del convento e le rigidità delle regole, gli schemi che vanno ad indicare azioni ripetute e quotidiane, movimenti quasi sincronizzati delle sorelle che lì abitano e vivono: vestite con lo stesso abito consacrato, i volti bianchi senza veli di trucco. Ma la forma tenta solo vanamente di nascondere il contenuto, cioè una guerra intestina e dolori profondi, radicati: prima udiamo grida di donna che intercalano le lodi cantate delle suore; poi una delle suore che “rompe” la doppia fila nella quale si muove con le sorelle per raggiungere un altro spazio della struttura, uscendo da un’apertura nella parete del convento. Il mistero inizia a palesarsi e ad incrinare lo schema: storture nei costumi e nelle ferree abitudini, imperfezioni nella perfezione architettonica. La suora disobbediente, momentaneamente evasa, corre per cercare un aiuto medico, senza sapere che troverà anche un aiuto spirituale, dell’anima.

Quell’anima che, più del corpo, era stata fatta terra di conquista e devastata dai soldati tedeschi che, precedentemente ai fatti mostrati, si insediarono nel convento per tre giorni consecutivi, violentando le impotenti donne e lasciando sette di loro incinte. L’aiuto arriva da Mathilde (Lou de Laâge), giovane medico in forza alla Croce Rossa, che si sta occupando dei feriti di guerra. Mathilde, atea, esuberante, istintiva e libera nelle sue azioni, è la figura umana che entrando in quel piccolo microcosmo autogestito e chiuso all’esterno romperà modelli e regole, praticando di fatto quel taglio (più urgente di quello del bisturi sulla pancia di una delle suore partorienti) che svelerà il mistero, e porterà come doverosa conseguenza la necessità di risolverlo, ma anche in dote gli strumenti per farlo. Da rilevare l’interpretazione dell’attrice francese de Laâge, già vista ne L’attesa di Piero Messina, particolarmente disinvolta e capace di non tradire le sicurezze, ma anche le tante incertezze e i silenzi del suo personaggio.

 

 

L’essere donna e la vocazione, l’essere madre ed essere sposa di Dio e della Chiesa, la fede in qualcuno e l’ateismo, la guerra mondiale e le battaglie personali: il clamore della prima, la tenue drammaticità delle seconde; il senso del dovere, quello di un medico nel curare ferite visibili e quello di un religioso nel curare le ferite dell’anima. La bellezza di Agnus Dei risiede proprio nella dialettica dei contrasti e delle opposizioni, di cui si fa forza per raggiungere tutti gli obiettivi di un’opera artistica: non fiaccare la narrazione con una retorica che la base storica e veritiera da cui si origina la sceneggiatura avrebbe potuto generare; esaltare la parte visiva del film, con una fotografia (di Caroline Champetier, la stessa di Uomini di Dio) e un montaggio di pura espressione e valenza simboliche, immagini che il formato Dvd contribuisce a restituire nel loro valore; e infine mettere sul tavolo voci opposte e dialoganti su questioni intense e cercare il modo di affrontarle insieme.

Da un lato la fede, che si esprime nelle preghiere incessanti delle suore (tra tutte suor Maria, interpretata da Agata Buzek), dall’altro le opere del medico Mathilde. “Per grazia siamo stati salvati, mediante la Fede”, scriveva San Paolo, ma aggiungendo anche: “la fede senza le opere è morta”. Fede e opere prima si fronteggiano, poi collaborano, infine coincidono: l’una compartecipa all’altra. Collimano nella praticità della fede e nella spiritualità delle opere. L’essere madre diventa vocazione; e l’orrore e la sofferenza subiti trovano il loro senso, la vita ripopola il convento con urla, giochi e corse: cifre visibili, insieme ai raggi solari che illuminano le inquadrature, di una speranza ritrovata. “È stata Dio a mandarcela”, scriverà suor Maria a Mathilde. La provvidenza di Dio, molto spesso, si incarna in un volto umano e il suo aiuto si compie attraverso mani umane. E volti e mani, quasi sempre, le più improbabili o le più lontane.

 

 

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