"Le donne della mia vita": in Dvd il magnifico film con Annette Bening

“Mio figlio è nato nel 1964. È cresciuto con una guerra inutile, con le proteste, con Nixon, belle auto e belle case, con computer, droghe e noia. Ogni giorno lo conosco sempre meno”. La fine di un’epoca e l’inizio di una nuova età della vita, la dimensione individuale e lo spaccato di una società: c’è tutto questo, e moltissimo altro ancora, in 20th century women, film di ispirazione autobiografica scritto e diretto da Mike Mills (il regista di Beginners), che dopo aver raccolto gli entusiasmi della critica ed essersi guadagnato la nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura arriva finalmente anche in Italia, direttamente in home-video, con il titolo Le donne della mia vita, a cura di Sony Pictures Home Entertainment.

 

 

L’edizione Dvd, che include anche 15 minuti di featurette con interviste a Mike Mills e al cast, offre l’opportunità di riscoprire uno dei film più autentici, originali e toccanti che il cinema americano ci abbia regalato negli ultimi anni: la cronaca di un capitolo nella vita del quindicenne Jamie Fields, interpretato dal bravissimo Lucas Jade Zumann, nel corso di un’estate nella sua casa a Santa Barbara, in California. Un’estate, quella del 1979, trascorsa a stretto contatto con la madre Dorothea (Annette Bening), preoccupata di fornire al figlio tutti gli strumenti necessari alla sua formazione, con la loro coinquilina Abbie Porter (Greta Gerwig), una brillante fotografa proveniente da New York, con il benevolo “tuttofare” William (Billy Crudup) e con la giovane e conturbante Julie Hamlin (Elle Fanning), per la quale Jamie prova una segreta attrazione.

Attorno a questo piccolo gruppo di comprimari, Mike Mills intesse un racconto a più voci contraddistinto da un senso di armonia che ha del miracoloso: dalla natura aneddotica dell’intreccio, infatti, emerge un ritratto familiare di rara sincerità, in cui l’ironia, gli spunti drammatici e i piccoli momenti quotidiani sono amalgamati in maniera sorprendentemente fluida. In filigrana, Le donne della mia vita lascia emergere inoltre l’affresco di un periodo ben preciso della storia e della cultura americane: le spinte propulsive del femminismo, il discorso del Presidente Jimmy Carter sulla “crisi di fiducia” degli Stati Uniti, l’apogeo della musica punk (compreso il divario tra Black Flag e “art fag”) e quell’atmosfera di progressismo e di cambiamento che, di lì a breve, si sarebbe infranta con l’inizio dell’era di Reagan.

 

 

Suggestioni che Mills, prendendo a modello i ricordi e la musica della propria adolescenza (la splendida colonna sonora è corredata da brani di David Bowie, Talking Heads, Siouxsie and the Banshees, Suicide), adopera allo scopo di definire con precisione ancora maggiore personaggi ricchi di sfumature e di contraddizioni, mettendone in scena i reciproci rapporti e regalando una serie di ruoli strepitosi a un cast in stato di grazia: se Lucas Jade Zumann è una rivelazione, Greta Gerwig fornisce una performance di grande intensità nella parte di Abbie, uno “spirito libero” che guiderà Jamie verso una rinnovata consapevolezza di se stesso e di quel mondo che il ragazzo si prepara ad esplorare. “Tu sei in grado di vedere come si comporta come persona”, confessa Dorothea ad Abbie, con voce carica di rimpianto; “Io non posso farlo”.

Ed è proprio lei, Dorothea, desiderosa di confrontarsi con una realtà che fa sempre più fatica a capire, a costituire il cuore pulsante del film: un personaggio al contempo malinconico e dotato di un vitalismo fuori dal comune, affidato all’interpretazione meravigliosa di una Annette Bening davvero stupefacente, capace con il solo sguardo di lasciar trapelare un intero universo di emozioni, spesso contrastanti. La relazione fra Dorothea e Jamie, in cui l’affetto incondizionato e l’istinto protettivo della donna convivono con la volontà di far sì che il figlio possa trovare da solo la propria strada verso l’età adulta, rappresenta il fulcro di un’opera di profonda forza emotiva: un coming-of-age appassionato e vibrante, suggellato da un epilogo di infinita tenerezza che dà libero sfogo alla commozione e al sorriso.