"Tristana", "Nazarín" e "I figli della violenza": tre classici di Luis Buñuel in Dvd - Filmedvd

"Tristana", "Nazarín" e "I figli della violenza": tre classici di Luis Buñuel in Dvd

Tra gli artisti in assoluto più originali, spiazzanti e influenti della settima arte, Luis Buñuel ha scritto un capitolo fondamentale nella storia del cinema, attraverso film provocatori che sfuggono a regole e convenzioni e che, anche a decenni di distanza, sembrano continuamente sfidare lo spettatore. Un autore, lo spagnolo Buñuel, del quale CG Entertainment ha già reso disponibili sul mercato home-video diversi titoli, fra cui l’imprescindibile capolavoro del 1972 Il fascino discreto della borghesia e due cofanetti: uno, L’occhio tagliato, contenente i suoi primi cortometraggi surrealisti (Un chien andalou, L’âge d’or e Terra senza pane), l’altro dedicato a tre titoli meno noti del suo “periodo messicano” (Adolescenza torbidaSalita al cielo e L’illusione viaggia in tranvai).

A tre fra i classici più importanti e apprezzati della filmografia buñueliana è riservata invece la nuova pubblicazione di CG Entertainment e di RaroVideo: la Collezione Luis Buñuel, un cofanetto di tre Dvd che comprende due grandi opere del periodo messicano, I figli della violenza del 1950 e Nazarín del 1959, e il conturbante Tristana del 1970, con protagonista Catherine Deneuve. Il cofanetto è corredato di un elegante booklet di 20 pagine, a cura di Bruno Di Marino, con immagini delle tre pellicole in questione, alcuni estratti dall’autobiografia del regista, Dei miei sospiri estremi, e una serie di contributi firmati da critici e studiosi quali André Bazin, Raul Grisolia, Goffredo Fofi e Alberto Cattini. Per tutti e tre i film è presente una doppia traccia audio, con il doppiaggio italiano e con la versione originale spagnola, per quanto purtroppo non sia disponibile l’opzione dei sottotitoli; il Dvd di Nazarín è arricchito invece da una video-intervista a Pedro Armocida sulla produzione di Buñuel.

 

 

I figli della violenza, girato pochi anni dopo l’arrivo del cineasta in terra messicana, è il film che lo riportò al successo internazionale, facendogli vincere il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1951. Si tratta di un’opera in apparenza lontana dalla poetica surrealista di Luis Buñuel, in questo caso molto influenzato piuttosto dal neorealismo italiano: si tratta infatti di un’immersione, cruda e amarissima, nei bassifondi di Città del Messico e nella vita quotidiana di un gruppo di ragazzi di strada, cresciuti in una cornice di profondo degrado. In particolare, I figli della violenza è imperniato sul rapporto fra El Jaibo, un giovane criminale fuggito di prigione, e Pedro, un ragazzo appena adolescente che si ritrova suo malgrado a essere complice di un omicidio commesso da El Jaibo.

 

 

Otto anni più tardi, al Festival di Cannes 1959 Luis Buñuel sarà insignito del Premio Internazionale grazie a Nazarín, trasposizione di un romanzo dello scrittore spagnolo Benito Pérez Galdós. Francisco Rabal interpreta il ruolo del personaggio eponimo, un sacerdote cattolico che, nel Messico di inizio ‘900, si adoperara con tutte le proprie forze nel tentativo di diffondere la parola di Dio e di prestare soccorso ai bisognosi, per quanto i suoi sforzi si risolvano in puntuali insuccessi. Buñuel, autore iconoclasta e dissacrante (si veda anche il successivo Viridiana, che sarà accusato di blasfemia), disegna con Nazarín una singolarissima imitatio Christi, pervasa di disillusione e percorsa da un sotterraneo, beffardo umorismo, e descrive il fallimento dell’etica cristiana in un contesto sociale di povertà e di malessere.

 

 

Sempre da un libro di Benito Pérez Galdós viene tratto, nel 1970, Tristana, pellicola che riporta Luis Buñuel a girare in Spagna, con un omaggio alla città di Toledo, e nella quale torna a collaborare con la diva francese Catherine Deneuve. Splendida protagonista tre anni prima del cult Bella di giorno, la Deneuve presta qui il volto al ruolo del titolo: l’avvenente ragazza di umile estrazione sociale che diventa l’oggetto del desiderio del maturo don Lope, interpretato da un impeccabile Fernando Rey. Melodramma gelido condito da memorabili tocchi surrealisti (la sequenza dell’incubo di Tristana, con la visione della testa mozzata di don Lope, e la gamba di legno della giovane), Tristana è un’opera che sintetizza mirabilmente la poetica di Buñuel, il suo sguardo cinico sui meccanismi di potere della classe borghese e la riflessione sull’Eros come pulsione ambigua e autodistruttiva. Fra i titoli più densi e magnetici della sua carriera, Tristana farà guadagnare a Buñuel la nomination all’Oscar per il miglior film straniero (il regista catelano riceverà la statuetta due anni più tardi grazie a Il fascino discreto della borghesia).

 

 

The following two tabs change content below.