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Cinema in lutto per Michelangelo Antonioni

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Il 30 luglio, nello stesso giorno della scomparsa di Ingmar Bergman, ci ha lasciati alla veneranda età di 94 anni un altro indimenticabile artista della settima arte: Michelangelo Antonioni. Nato a Ferrara il 29 settembre 1912, Antonioni è stato uno dei maggiori registi nella storia del cinema italiano, oltre che uno dei più celebrati a livello mondiale, e nelle sue pellicole ha saputo rappresentare la società e la cultura della sua epoca, ma anche il senso di alienazione della vita moderna, gli interrogativi esistenziali dell’essere umano e il carattere ingannevole di una realtà che si presenta oscura e impenetrabile.

Negli Anni ’40 Antonioni lavora come critico, sceneggiatore ed aiuto regista e gira i suoi primi cortometraggi, ma il debutto cinematografico vero e proprio avviene nel 1950 con il melodramma Cronaca di un amore, con Massimo Girotti, al quale seguono altre pellicole molto apprezzate come Le amiche (1955) ed Il grido (1957). Nel 1960 dà inizio alla cosiddetta “trilogia esistenziale”, realizzando alcuni dei suoi film più acclamati e controversi: L’avventura (1960), La notte (1961), accolto da un grande successo e premiato al Festival di Berlino, e L’eclisse (1962), mentre nel 1964 vince il Leone d’Oro al Festival di Venezia per Il deserto rosso. Tutti e quattro i film sono interpretati dall’attrice-feticcio di Antonioni, la straordinaria Monica Vitti.

Nel 1966 Antonioni scrive e dirige la sua prima produzione internazionale, l’enigmatico thriller di ambientazione londinese Blow-up, con David Hemmings e Vanessa Redgrave; il film viene acclamato dai critici, riscuote un enorme successo di pubblico anche in America e si aggiudica la Palma d’Oro al Festival di Cannes e due nomination agli Oscar, per la regia e la sceneggiatura. Antonioni torna alla ribalta con il fortunato Zabriskie Point (1970), un ritratto della contestazione giovanile, e il drammatico Professione: reporter (1975), con Jack Nicholson.

Dopo Identificazione di una donna (1982), Antonioni viene colpito da un grave ictus che lo costringe ad abbandonare quasi completamente il mondo del cinema, salvo un ritorno sulla scena con Al di là delle nuvole (1995), girato insieme al collega Wim Wenders, ed una partecipazione al film a episodi Eros (2004). Nel 1983 ha ricevuto il premio alla carriera al Festival di Venezia, mentre nel 1995 è stato insignito dall’Academy dell’Oscar alla carriera in riconoscimento della sua eccezionale attività.